Flavia Barca Assessore alla Cultura L'articolo uscito sulle pagine romane del Corriere della sera a firma di Paolo Fallai mi offre l'opportunità di fare alcune precisazioni. In un momento di grandi sacrifici economici, questa amministrazione comunale ha ridotto al minimo i tagli alla cultura garantendo al Teatro di Roma l'importante cifra di 3,1 milioni. La scelta è politica e testimonia l'importanza strategica e l'insostituibile funzione sociale che questa giunta attribuisce al settore culturale. In questi primi mesi di incarico abbiamo portato avanti, ritenendolo indispensabile, un processo di analisi profonda e rigorosa della situazione del sistema culturale e teatrale romano, incontrando e ascoltando centinaia di operatori e cittadini che si impegnano ogni giorno per la cultura di questa città. Questo processo è ancora in corso ed è fondamentale per strutturare un percorso serio di riorganizzazione basato su meccanismi di partecipazione che coinvolgano tutti gli attori del sistema e per trovare insieme soluzioni realmente efficaci e durature. Organizzeremo presto un tavolo di confronto con tutti gli operatori teatrali della Capitale. I risultati di questo lavoro spero saranno presto visibili nelle scelte che faremo. Prima di tutto nei criteri che varranno adottati per la nomina della nuova dirigenza del Teatro Di Roma. Quindi nella ridefinizione della missione dello stabile. Il teatro Argentina è storicamente un'eccellenza e ha un ruolo centrale per tutto il sistema teatrale italiano. Da una prima analisi riteniamo urgente che esso riaffermi tra le sue priorità la formazione del pubblico, l'attenzione continua e la valorizzazione delle compagnie che operano nella città e il sostegno agli artisti emergenti della scena contemporanea, oggi in grave difficoltà. Il Teatro India, che oggi svolge il ruolo di «seconda sala» dello Stabile capitolino dovrà diventare punto di riferimento del teatro contemporaneo, una struttura di respiro europeo. Ripenseremo il sistema della «Casa del Teatri e della Drammaturgia contemporanea» con l'obiettivo di valorizzare sempre di più il legame tra spazi e territorio. La cultura in questa città tenta di uscire, oggi, dal buio di anni difficilissimi, non solo per la mancanza di fondi ma, soprattutto, per l'assenza di una chiara strategia di indirizzo pubblico. Ritengo non basti avviare un'opera di tutela, per evitare quelle «macerie» citate nell'articolo di Fallai. Non basta preoccuparsi di garantire la continuità e la normale attività delle istituzioni culturali. Fallai ha ragione. Non basta un ragionamento sui nomi vecchi e nuovi che siano. La strategia che stiamo mettendo a punto mira a dare un forte segno di discontinuità, ristabilendo i compiti dell'amministrazione pubblica attraverso l'ideazione di metodi trasparenti nella distribuzione dei finanziamenti e l'individuazione di strategie di valorizzazione delle tante realtà culturali di qualità che operano da troppo tempo in maniera sommersa e senza aiuti. La missione che ci poniamo è riaffermare la cultura come strumento di crescita e di inclusione sociale.