SI CHIAMAVA Principe il capo dell'Accademia delle arti del disegno. Il primo, che la volle, ben stimolato dal Vasari, a tutela e promozione del nuovo status dell'artista non più artigiano ma intellettuale a pieno titoloe per garantirne la formazione, lo fu di nome e di fatto: Cosimo I de' Medici. Che, da poco istituita la letteraria Accademia Fiorentina, accolse volentieri l'invito dell'infaticabile Vasari. La prima riunione della nuova istituzione si tenne il 13 gennaio 1563. Con qualche mese di ritardo dunque, quell'antica istituzione, prima del genere in Europa, celebra il suo 450 anniversario. A partire dal convegno aperto a tutti di oggi in Palazzo Vecchio (ore 9.15-13.30; 15-18 circa) e domani all'Accademia di belle arti (via Ricasoli 66, stessi orari). Che, curato da Cristina Frulli, Susanna Ragionieri e Sandro Bellesi, affida, col significativo titolo "Concetto, invenzione, giudizio. Il disegno padre delle arti nostre", a uno stuolo di apprezzati studiosi tedeschi, olandesi, francesi ed italiani - apre gli interventi Luigi Zangheri, presidente dell'Accademia delle arti del disegno - l'analisi storica su scala europea, e attraverso molti altri nobili centri di formazionee contributi, di nascita ed evoluzione dell'insegnamento delle arti dall'Accademia ai giorni nostri. Otto mostre tra Firenze, Arezzo e Roma, ed altre iniziative, fra cui spiccano riordino e catalogazione degli archivi dell'Accademia delle arti del disegno, accompagnano le celebrazioni fino a settembre 2014 (programma completo e informazioni su www.aadfi.it). ICAPITOLI dell'Accademia e Compagnia delle Arti del disegno (ovvero pittura, scultura e architettura) furono rivisti dal potente letterato, e luogotenente dell'istituzione, Vincenzo Borghini, e approvati nella già citata prima riunione, al Monastero degli Angeli in via Alfani, oggi facoltà di Lettere. In quella storica assemblea Cosimo I, che avrà sempre un ruolo vago quanto cruciale, fu riconosciuto "Principe e signor nostro e capo di tutti" dell'istituzione, erede dell'esausta Compagnia di San Luca (il patrono dei pittori; nata nel 1399 quando i pittori erano iscritti all'Arte degli Speziali perché macinavano i colori, architetti e scultori lo erano a quella dei Maestri di pietra e legname), e Michelangelo fu dichiarato "padre e maestro di queste tre arti". I suoi funerali saranno il battesimo della giovane Accademia: le celebrazioni in corso sono anche dei 450 anni dalla sua morte. L'11 marzo 1564, rientrata da Roma, la salma viene solennemente accolta in Santa Croce dagli accademici. Che nei secoli hanno accolto Artemisia Gentileschi, prima donna, Cellini, Giambologna, Tiziano e Palladio, su loro richiesta, mentre Filippo II di Spagna li consultò per il suo Escorial. «In origine l'Accademia - spiega Antonio Pinelli, storico dell'arte e saggista di fama, docente a Firenze, oggi al convegno (ore 11) confronta l'accademia fiorentinae quella romana di San Luca - aveva molte e strategiche funzioni. Nel funerale di Michelangelo sono coinvolti tutti i membri agli ordini di Vasari, maestri e allievi si occuperanno di battesimi, ricorrenze dinastiche, matrimoni, come quello di Francesco I con Maria Giovanna d'Austria, creando appositi apparati effimeri: archi posticci, pitture monocrome, statue di terracotta e cartapesta. Ed è cumulando i gessi d'occasione che nasce la Galleria dell'Accademia, dove servono agli studenti. Perché un'altra funzione subito fondamentale dell'Accademia è l'istruzione, una specie di dottorato per giovani che avessero già pratica di bottega. In Accademia si arricchivano degli aspetti culturali indispensabili alla nobilitazione di lavoro e rango dell'artista alla base del programma, con lezioni di prospettiva, mitologia, arte antica, anatomia, dissezione di cadaveri, le conferenze dei maestri. Si formavano così sui fondamenti del classicismo, base delle teorie dell'arte occidentale d'allora, monopolizzate dal neoplatonismo per il quale, in sintesi, la realtà, effimera e degradata, non andava copiata, dovendosi elevare invece l'artista all'iperuranio delle idee e alla loro bellezza assoluta, con l'imitazione e la comprensione profonda di Fidiao dell'Apollo di Belvedere». «Nel '4-500 - prosegue Pinelli - papi e imperatori avevano già riconosciuto il valore di Tiziano o Michelangelo, e, su un piano pratico, Cosimo I, grande monarca assoluto, oltre a colmare quel ritardo, prende con l'Accademia il controllo pure delle arti, asset straordinario del piccolo stato del quale sta incrementando il peso,e raccoglie nell'istituzione, come fossero funzionari del regime, tutti gli artisti toscani. Che mantengono un che di corporazione: difendono Firenze dagli artisti stranieri, intervengono nelle dispute su contratti fra artista e committente, gettano le basi di una moderna soprintendenza stilando liste di opere di Raffaello, Andrea del Sartoo Bronzino, che, vincolate, non si possono esportare, concedono onorificenze come a Tiziano (e di recente con Johns e Kiefer, ndr ). È insomma l'organo di governo delle arti, nel quale si celebra il primato classicista del disegno».