L'installazione del Soprintendente alla Certosa: "Non è un peccato mortale" Ecco le insalate di Vona nell'orto abusivo a San Martino Fabrizio Vona nel suo orto alla Certosa di San Martino Nel verbale dei vigili urbani c'è scritto "costruzione". Questo hanno letto i magistrati, e hanno proceduto. Ma ciò che abbiamo di fronte sono tre rettangoli di rete metallica con giunti in legno, coperti da un quarto lato sempre in rete, il quinto è costituito dal muro della Certosa di San Martino. Un "grillage", si chiama tecnicamente. Scherma 14 vasi da un metro e venti ciascuno, dove il soprintendente al Polo museale speciale di Napoli, Fabrizio Vona, ha piantato cicoria, finocchi, insalate, broccoli di Natale e in due aveva messo i friarielli che però si sono seccati. LE FOTO Le terrazze della Certosa sono frequentate dai topi, come tutti i monumenti antichi, pertanto la rete faceva da spaventapasseri. Dopo che la notizia dell'abuso contestatogli è passata tra i titoli principali del telegiornale, Vona ha invocato un'ispezione ministeriale per dimostrare che la Certosa non ha subito danni da questa "modifica" esterna. E ieri ha chiesto anche una visita del direttore regionale dei Beni culturali, Gregorio Angelini, e del soprintendente ai Beni architettonici e paesaggistici, Giorgio Cozzolino. La parola "soprintendente" evoca divieti e impedimenti. Ma chi si occupa specificamente di abusi edilizi è quest'ultimo. Sotto la pioggia, sul tetto più panoramico del mondo, i soprintendenti (manca solo quello Archeologo di Napoli e Pompei), osservano la struttura che ha suscitato l'intervento della Procura. "Dalla lettura del Testo unico per l'edilizia e dalla visione del manufatto - dice Cozzolino - a mio parere non si può parlare di "nuova costruzione edilizia". Non c'è nulla di edilizio qui, e nessuna modifica strutturale è stata apportata al tetto della Certosa. Inoltre la struttura è rimovibile, quindi non c'è alcuna conseguenza penale. Una sanzione, casomai". Al sopralluogo partecipa Catello Pasinetti, coordinatore del Piano paesaggistico regionale alla Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici: "Quella realizzata da Vona è un'opera di arredo, come se avesse messo tavolini e ombrellone. Rispetto a quello che c'è, non è un peccato mortale, perché non è un volume, non è una costruzione e non ha creato superfici". Su Facebook la polemica continua a imperversare. Molti si domandano quali siano le normative. Gregorio Angelini le spiega: "Quest'area ha un vincolo paesaggistico ai sensi della legge 1497 del '39, il cui testo però non è accompagnato da una disciplina specifica. Un vincolo senza disciplina implica una valutazione. Per tutto quello che modifica l'aspetto esteriore, l'organismo che rilascia l'autorizzazione paesaggistica è il Comune, su delega della Regione e sulla base del parere vincolante della soprintendenza di Palazzo Reale". Vona ha sbagliato perché avrebbe dovuto chiedere due autorizzazioni per il "grillage": al Comune e alla soprintendenza, visto che c'è anche un vincolo monumentale, essendo la terrazza sulla Certosa di San Martino. Il soprintendente Cozzolino cita un caso analogo verificatosi a Palazzo Donn'Anna, in via Posillipo, dove è in affitto un calciatore e dove vige lo stesso doppio vincolo. "Due mesi fa ci è arrivata una segnalazione per un grillage, abbiamo verificato e intimato la rimozione che è stata immediata e la cosa è finita lì, non c'è stato bisogno dei vigili perché non c'è reato penale". "In fondo sono contento che mi abbiano denunciato per questo, vuol dire che sulla mia onestà professionale non c'è nessun'ombra", dice Vona. Nel verbale gli contestano anche due condizionatori e un comignolo: tutti e tre preesistenti. Di condizionatori è disseminato ogni monumento, sistemati in luoghi poco visibili. "La canna fumaria è di un camino che esiste dai tempi dei certosini - spiega il soprintendente - è stata rifatta la copertura a causa di infiltrazioni". Negli articoli di questi giorni sulla Certosa sono contenute altre due notizie: la tettoia sulla chiesa di Donnaregina Nuova e le ex serre diventate capannoni a Capodimonte. Una verifica anche lì non guasterebbe.