«HO sicuramente sbagliato, ma questa cosa sta assumendo proporzioni assurde». È frastornato, il soprintendente Fabrizio Vona, contro il quale si è scatenato uno tsunami antibusivismo per la rete messa a protezione di un piccolo orto in vaso su una terrazza della Certosa di San Martino. Ha chiamato il segretario generale del Mibac, Antonia Pasqua Recchia, e le ha chiesto di inviare a Napoli gli ispettori del ministero a verificare l' abuso contestatogli dalla Procura. «Prima di togliere la rete intelaiata in piccole travi di legno da due centimetri, una struttura precaria da una sola stagione, che l' inverno avrebbe sicuramente demolito, voglio che la vedano. Vanno verificate le reali dimensioni, spero si capisca cheè una cosa minimale». Una volta abbattuta la struttura, resteranno le foto, che hanno innescato il caso. Per questo motivo Vona ha chiesto una ispezione ministeriale alla Certosa per far accertare se, con quell' orto fatto in casa, si sia commessa una violazione grave della normativa a tutela del monumento. Otto vasi dove aveva piantato ortaggi e verdure minacciate da topi e uccelli, per questo a protezione erano state poste le reti sorrette da un telaio di legno. Qualcuno ha scattato una foto e ha presentato la denuncia e dopo un sopralluogo della polizia municipale, la Procura aveva notificato al soprintendente di Napoli e Bari un sequestro preventivo convalidato dal gip per abuso edilizio. L' indagato Vona ha chiesto il dissequestro temporaneo per demolire la struttura, che dovrebbero notificargli domani. Ma ora fa un passo indietro e prima di eliminare il "corpo del reato" vorrebbe mostrarlo al suo ministero. «Avrei dovuto immaginare che non andava utilizzata quella rete, ma è stata ancorata al suolo con quattro viti, letteralmente. E ancorata non vuol dire cemento o opere murarie». Sull' opportunità di realizzare una qualsiasi struttura, anche dalla finalità non speculativa come quella in questione, nel contesto di un monumento protetto da ferrei vincoli, e che questo sia stato fatto proprio da chi deve preoccuparsi della tutela del patrimonio culturale, si levano voci contrarie a favorevoli. In difesa del soprintendente Vona intervengono gli Amici di Capodimonte, associazione che sostiene il Museo di Capodimonte, e per Italia Nostra, Guido Donatone: «La vicenda che riguarda il soprintendente Vona - scrive in una nota - desta perplessità e fa pensare a un tentativo di delegittimazione di una istituzione pubblica come la Soprintendenza. Ho avuto modo di appurare che si tratta di una gabbia amovibile e quindi non di una applicazione fissa, ed è già stata chiesta l' autorizzazione alla sua rimozione. Auspico quindi - conclude Donatone - che il soprintendente riesca a dimostrare la sua buona fede. Nessuno si ricorda che da 40 anni non riusciamo a far demolire il falansterio di Ottieri, che deturpa una grande piazza storica come quella del Mercato».