Autorità ma pochi cittadini. E non è mancato un omaggio per i migranti morti nel naufragio di Lampedusa Racalmuto. Per suggellare la nascita della "strada degli scrittori", il ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, Massimo Bray, è giunto ieri mattina alla Fondazione Sciascia di Racalmuto. Un protocollo per trasformare in percorso turistico-culturale un tratto di 30 chilometri del raddoppio della statale 640 che dalla cittadina cara allo scrittore de "Il giorno della Civetta" conduce alla Porto Empedocle di Andrea Camilleri, passando per l'Agrigento di Luigi Pirandello. «Il governo - ha detto Bray - crede nel turismo legato alla cultura e alla storia del nostro patrimonio come grande opportunità di crescita. Contano le responsabilità che raramente la politica ha saputo prendersi in questo Paese e bisogna lavorare all'abbattimento delle barriere burocratiche per creare un futuro che trattenga le future generazioni. L'itinerario ispirato agli scrittori è un ottimo esempio di come creare un turismo consapevole valorizzando le tracce della letteratura». Una sorta di "mappa del tesoro" legata all'anima letteraria di luoghi ispiratori, tra cui Contrada Noce, a cinque minuti da Racalmuto, dove Sciascia scrisse gli ultimi libri; la Scala dei Turchi, la scalinata di marna bianca che affonda nel mare esaltato da Pirandello; la Valle dei Templi di Agrigento; il Giardino della Kolymbetra e la Vigata di Camilleri, l'unico scrittore ancora in vita che non si sarebbe sentito coinvolto nel progetto, secondo quanto trapela dal suo staff. Un progetto ambizioso, nato da una bella intuizione del giornalista racalmutese Felice Cavallaro, che punta al binomio turismo-cultura, come sinonimo di occupazione, soprattutto giovanile: piccole attività imprenditoriali, un indotto di trattorie, BB, artigianato, commercio, cantine sociali e teatri. Nel protocollo d'intesa, sottoscritto dagli assessori regionali Stancheris, Sgarlata, Scilabra, Vancheri e Lo Bello, figura l'impegno della Regione Sicilia, sottolineato anche dal presidente dell'Ars, Ardizzone, al reperimento di fondi comunitari, alla formazione di giovani, all'individuazione di produzioni locali di pregio, ai siti naturalistici, all'accoglienza e ai relativi servizi. Il tutto "in rete" con le comunità locali; amministrazioni, associazioni di promozione, filiere enogastronomiche, agriturismi, imprenditori, albergatori, ristoratori, teatri e scuole. Dopo la firma, in una sala gremita da autorità e pochi racalmutesi, se non per una rappresentanza di studenti, e la sosta al piano superiore, dove sono custoditi gli scritti di Sciascia, Bray ha lasciato la Fondazione, per recarsi al teatro Regina Margherita, alla statua di Sciascia e al Circolo Unione, in cui lo scrittore traeva ispirazione seduto alla sua poltrona, al Castello Chiaramontano, alle miniere di sale legate alle cronache delle Parrocchie di Regalpetra. Poi, la visita a Porto Empedocle: prima tappa il cimitero, in cui il ministro Bray ha voluto donare un albero d'ulivo alla tomba di due migranti sepolti, in memoria dei 366 immigrati morti nel naufragio dello scorso 3 ottobre a Lampedusa. «La mia è una visita privata - ha affermato - perché voglio rendere omaggio a una storia disperata di culture differenti che si affacciano nel nostro territorio. Mi piacerebbe che il Mediterraneo tornasse a essere il luogo di confronto di queste civiltà e non un luogo di morte». Il ministro ha poi visto la Cappella della famiglia Pirandello, la restaurata Torre di Carlo V, il costruendo Teatro Empedocle, concludendo la sua visita passeggiando nei luoghi dove campeggia della statua del commissario Montalbano. La giornata agrigentina di Massimo Bray è invece iniziata con una visita informale all'angolo più bucolico della Valle dei Templi, il Giardino della Kolymbetra, accettando l'invito della delegazione provinciale del Fai guidata da Giuseppe Taibi. «La Kolymbetra mi appare - ha detto - il simbolo di tutte le caratteristiche ideali per fare di questa terra un luogo capace di trattenere le future generazioni, in cui sperimentare un turismo consapevole, che guardi ai beni culturali come leva economica del nostro Paese. Sono convinto che questa sia la sfida per il futuro». Per il ministro bisognerebbe puntare sin da subito alla multimedialità come ricetta per la promozione del sito ARCHEOLOGICo agrigentino, in modo da raccontarlo al potenziale turista ancor prima che giunga in vacanza e combattere il turismo mordi e fuggi che caratterizza la Valle dei Templi. Bray ha apprezzato l'atmosfera familiare, gradendo anche la colazione tipica della nostra tradizione gastronomica, e ha manifestato grande curiosità nei confronti degli scavi e degli aspetti storici illustrati dall'archeologa Maria Concetta Parello, così come per quelli più legati al paesaggio agrario, mostrati dal direttore del Giardino, Giuseppe Lo Pilato. Il ministro, in realtà, è giunto ad Agrigento, in quella che è stata la sua prima visita in Sicilia, nella tarda serata di domenica e si è voluto concedere una passeggiata tra i Templi Dorici illuminati, in compagnia del direttore del Parco ARCHEOLOGICo, Giuseppe Parello. «Ho visto uno dei luoghi più belli in assoluto, gestito con grande cura e passione. Chi lavora ogni giorno per tutelare un bene come questo, chi ha le responsabilità negli enti locali, la Regione, lo Stato, deve garantire un futuro di tutela e conservazione delle straordinarie bellezze e la loro capacità di attrarre i turisti», ha detto come tiepido commento alla questione dell'abusivismo edilizio. Ha preferito, invece, glissare sulle condizioni del tratto stradale della 640 che ha percorso, pur parlando della necessità di migliorare le infrastrutture per un rilancio turistico. 12112013
SICILIA La "strada degli scrittori" conduce al rilancio dell'Isola
Il ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, Massimo Bray, è giunto a Racalmuto per sottoscrivere un protocollo d'intesa per trasformare un tratto di 30 chilometri della statale 640 in un percorso turistico-culturale ispirato agli scrittori di Racalmuto, tra cui Andrea Camilleri e Luigi Pirandello. Il progetto, nato da una bella intuizione del giornalista racalmutese Felice Cavallaro, punta al binomio turismo-cultura, come sinonimo di occupazione, soprattutto giovanile. Il governo crede nel turismo legato alla cultura e alla storia del patrimonio italiano come grande opportunità di crescita.
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