NAPOLI «Ho 82 anni e mi scorre la nostra storia in testa, davanti agli occhi, ogni momento. Vedere che la libreria Guida va verso la chiusura ed è una cosa inaccettabile». Mario Guida sta combattendo una battaglia che non vuole perdere. «Non una battaglia personale, ma per la città, la cultura, la storia di tutti. La nostra libreria non è una libreria comune. E' stata premiata in varie occasioni e per diversi motivi, anche come casa editrice. E' bene culturale degli italiani, monumento nazionale. Dovrebbe essere non dico garantita ma supportata in questo momento particolare». Facciamo un passo indietro. Per quale motivo si è arrivati a questo punto? «Le banche, per tutta una serie di motivi, sono venute meno. Non abbiamo più avuto il loro sostegno. Avevamo creato una rete di librerie in tutta la Campania. A Napoli, oltre a quella storica di Port'Alba, avevano quella del Vomero. Tre piani diventata, ottocento metri quadrati, ascensore, quindi impiegati». Andava bene? «Andava bene. Ma, alla scadenza del contratto di fitto, il proprietario ha avanzato una richiesta impossibile. A fronte dei 5mila euro che pagavamo, ce ne ha chiesti 27mila. Era impossibile per una libreria pagare tanto al mese, basta fare un piccolo calcolo per capire che sono richieste che non possono avere riscontro nella realtà. Dunque abbiamo chiuso i battenti». E cosa è successo? «Noi abbiamo chiuso la libreria e le banche ci hanno chiuso conti e ci hanno chiesto il rientro e la valutazione di tutta la azienda. Di conseguenza, tutte le case editrici sono venute meno. Noi abbiamo chiuso i franchising, liberato le librerie dei quattro capoluoghi rendendole autosufficienti e siamo rimasti a combattere per Portalba». Che speranze avete di salvarla? «Noi andiamo avanti, ma di questo passo dobbiamo chiudere. Abbiamo raccolto molta solidarietà, ma occorre fare qualcosa di concreto. E dire che da noi, nella Saletta rossa che tuttora funziona, nonostante il momentaccio, sono passati tutti. Vittorio De Sica, Eduardo De Filippo, Alberto Moravia, anche il presidente Napolitano al quale abbiamo scritto....» A chi altri vi siete rivolti? «Al ministro dei Beni culturali, Massimo Bray. E ovviamente al Comune di Napoli e all'assessore Nino Daniele. E poi a tutti gli autori dei quali siamo stati editori. Sono tantissimi. Lo sa che da noi ci sono state mostre di Andy Wharol, della pop art quando a Napoli nessuno sapeva chi fossero? Tutti sono passati da Guida. Viviani, altro nostro autore, aveva ragione: il campanilismo al contrario è quello che ci ucciderà».