Il primo spontaneo sentimento è di dispiacere. Da calabrese fiero di esserlo e da uomo di cultura che della tutela e valorizzazione dell'immenso patrimonio di beni italiani ha fatto una delle ragioni di vita. «Non sapevo dell'esistenza del Museo degli strumenti musicali di Reggio, altrimenti lo avrei visitato con piacere, ma trovo molto positiva la reazione dei cittadini di fronte a un evento negativo. E'senza dubbio un buon punto di partenza per riflettere sul proprio patrimonio culturale». Salvatore Settis, archeologo e storico dell'arte di fama mondiale che fino al 2010 ha diretto la Scuola Normale Superiore di Pisa, ricorda come alcune delle più importanti iniziative per la tutela dei beni siano state prese per reazione a gravi momenti di crisi. «Basti pensare all'articolo 9 della Costituzione italiana». Vengono subito in mente lo sfascio del dopoguerra e la dirompente voglia di ripresa e rinascita. Viene in mente la solennità di un impegno sancita in poche righe, l'impegno della Repubblica per lo sviluppo della cultura, la ricerca scientifica e tecnica. Poche parole a tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico del Paese. Sembrano quasi parole al vento oggi. Aldilà dei singoli eventi, nel caso del Museo dello strumento musicale di Reggio un incendio di natura dolosa, nel caso degli scavi di Sibari un'alluvione che ha sommerso reperti di inestimabile valore con cumuli di fango, non ritiene che ci sia un'atavica indifferenza delle istituzioni nei confronti del patrimonio culturale? «Negli ultimi anni non c'è stata indifferenza ma pronunciata ostilità. Soprattutto dal 2008 in poi, quando è stato dimezzato il bilancio da destinare ai Beni culturali. Il governo Berlusconi ha tagliato fondi per 1 miliardo e mezzo. C'è stata ostilità sia da parte di Berlusconi che da parte dell'allora ministro Bondi e del ministro dell'Economia Tremonti. Nulla è cambiato poi con Galan e Ornaghi, uno peggio dell'altro». L'attuale ministro Bray sta seguendo la vicenda di Reggio e ha mandato un funzionario per verificare e sostenere l'opera di ricostruzione. «Bray è una persona seria e impegnata, è una persona molto colta e vorrebbe fare di più, ma anche il governo Letta non gli sta dando la possibilità di fare di più. La questione è che si dovrebbe tornare a prima del 2008, prima del taglio di 1 miliardo e mezzo. Comunque Bray cerca di far camminare il Ministero su una gamba sola ed è già qualcosa. Si sta anche adoperando per la vicenda di Pompei. Sembra imminente la nomina di un nuovo assetto. Nel decreto c'è una norma che presenta una ambiguità che può però essere interpretata anche in senso positivo. Va ricordato che per Pompei si tratta di un investimento di 105,110 milioni di euro». L'ha colpita positivamente la reazione dei cittadini di Reggio. Il nostro giornale ha pubblicato in prima pagina anche la lettera di una studentessa dell'ultimo anno di un liceo scientifico della provincia di Cosenza. Una diciottenne che dimostra attenzione e grande sensibilità verso questi temi, nonostante la giovane età. Questo fa ben sperare per il futuro. «Credo che la sensibilità dei cittadini di tutte le età sia molto più profonda di quanto di creda, quella dei giovani è ancora più significativa e importante perché loro sono il futuro». La studentessa lamenta l'incuria e l'indifferenza e si rammarica del fatto che non ci si accorga del "pozzo di petrolio"su cui siamo seduti. «Se avessi modo di conoscere e parlare con questa studentessa le direi di buttare nel cestino la metafora del pozzo di petrolio. Una metafora nata negli anni '80 con De Michelis, quando parlò di giacimenti culturali. Non si deve pensare al patrimonio culturale come a una fonte di denaro o peggio a un modo per sfruttare dei fondi per dare lavoro e fare favori. Anche in Calabria sono stati buttati tanti soldi in questo modo. Nessuno di noi direbbe mai "la mia casa è il petrolio, la mia famiglia è il petrolio". La cultura e il patrimonio culturale sono la nostra anima». L'anima ha bisogno del nutrimento della conoscenza e della sensibilità. Sarebbe importante poter parlare delle belle realtà dei nostri territori non solo quando si verificano eventi negativi. «Sicuramente dovremmo tutti imparare a fare meglio opera di promozione».