Beni culturali? Il piano del ministro: più autonomia alle biblioteche, digitalizzazione e legami stretti con il turismo ROMA ? Il ministero dei Beni culturali si ripensa e guarda al futuro partendo dal nostro straordinario passato. Dice il ministro Massimo Bray: «Tornare a mettere al centro la tutela del patrimonio culturale come conoscenza e capacità di promuovere la cultura non è compito solo del ministero ma del Paese perché è sul patrimonio, con uno stretto collegamento con lo sviluppo del turismo, che si può costruire un futuro differente. Non vedo altre prospettive per i troppi giovani che progettano di costruire il loro futuro lontano da qui...»Bray ha esposto ieri mattina il risultato del lavoro della Commissione per la riforma presieduta dal giurista Marco D?Alberti. Due mesi di analisi, una trentina di audizioni. Ed ecco il piano che entusiasma Bray il quale conta «molto presto» di sottoporlo al capo del governo Enrico Letta (per avviarlo non occorre una legge ma solo un decreto del presidente del Consiglio) insieme al decreto Turismo. Passano da 29 a 24 le direzioni generali del ministero: quelle regionali scenderebbero da 17 a 14. Tre le nuove direzioni centrali proiettate verso l?innovazione. La prima per i sistemi informativi e la digitalizzazione del patrimonio; una seconda per il personale, quindi per la formazione di professionalità adeguate alle scommesse della contemporaneità; una terza per appalti e contratti, anch?essa con visioni innovative: dovrebbe definire l?ambito delle «convenzioni da stipularsi con i privati per una più efficace valorizzazione di istituti e luoghi di cultura». Bray ha escluso il varo di nuovi codici, per esempio, sull?affitto o l?uso di parti di musei o di luoghi culturali (alla base delle lunghe e note polemiche, per esempio, sui ricevimenti a pagamento nei luoghi d?arte organizzati dai privati). Ci sarà un Comitato che affronterà il tema in termini generali: troppo diverse tra loro le realtà locali per un solo strumento operativo.Poi un?unica struttura centrale per la tutela e valorizzazione del patrimonio e del paesaggio, per snellire il lavoro. Un?altra per archivi e biblioteche. Una sola (ora sono due) per le attività dello spettacolo. Infine una per il turismo, finalmente collegato in modo strutturale e organizzativo all?universo del patrimonio. Infatti le direzioni regionali dei Beni culturali avrebbero compiti di raccordo con gli enti territoriali anche in materia di turismo.Soprintendenze, musei, archivi e biblioteche avrebbero maggiore autonomia gestionale e organizzativa anche in materia di orari di apertura e di prezzi dei biglietti. Per Paolo Baratta, presidente della Biennale di Venezia e membro della commissione, questa autonomia dovrebbe «consentire di svolgere le funzioni di tutela ma anche il ruolo di centri vivi di ricerca e conoscenza capaci, in particolare, di contrattare interventi di privati come supporti e interlocutori, certo non sostituti delle responsabilità pubbliche che non possono essere abdicate». Ribadendo così la centralità della tutela da parte dello Stato.Tra i grandi progetti (questo sostenuto soprattutto al professor Tomaso Montanari, uno dei membri della commissione) la creazione di una Scuola Nazionale per il Patrimonio, che assicuri nuove leve con elevata formazione specialistica. Sul rapporto pubblico-privato la commissione suggerisce di chiarire la disciplina degli appalti dei lavori («ora oscura e frammentata»), di dare più spazio a forme di project financing per la ristrutturazione e innovazione di musei, di assicurare maggiore snellezza alle procedure per le sponsorizzazioni. Infine sul turismo, soprattutto in vista dell?Expo 2015, Bray immagina «percorsi di senso e di significato» per chi arriverà in Italia e che non si riducano alla sola Lombardia ma si estendano per tutto il Paese .