Denunciato per abuso edilizio Fabrizio Vona, a capo del Polo museale speciale di Napoli che spiega: "Ho sbagliato, pagherò ma è assurdo che quel gabbiotto per ricoverare qualche pianta sia andato nei titoli di testa del Tg1 prima dell'uragano nelle Filippine e prima del Papa" Un gabbiotto di cinque metri per due, fatto di rete con un telaio di assicelle di legno. La foto ingigantisce quello che alla Procura è apparso chiaramente come un reato di abusivismo. Che fa tanto più effetto perché a commetterlo è stato Fabrizio Vona, soprintendente del Polo museale speciale di Napoli. Non chi, come l'altro soprintendente, quello di Palazzo Reale, sovente nega i permessi per l'uso dei monumenti o a costruzioni non previste dal piano regolatore, ma comunque chi ha in mano la tutela di chiese, palazzi storici e molti musei della città. L'orto abusivo Un abuso che di sicuro diventa più serio perché realizzato su una terrazza della Certosa di San Martino, visibile dai turisti in visita a Castel Sant'Elmo. Lì, in un appartamento concesso dallo Stato e come è stato in passato per altri funzionari e dirigenti di quelle che prima si chiamavano Belle arti, abita Vona da quando è soprintendente. E lì, forse influenzato dagli allarmismi su ortaggi e verdure a chilometro zero, lo storico dell'arte che si occupa dei beni storico-artistici della città, ha allineato otto grandi vasi di terracotta, seminandoci friarielli, cavolfiori e finocchi. Il giardiniere li ha coperti con la rete per evitare che qualche topolino saccheggiasse le primizie ancora sulla pianta. La polizia municipale, pare sulla scorta della foto di un turista, ha fatto il sopralluogo e il sequestro, accertato che non vi erano autorizzazioni. Ha consegnato al pool per l'Urbanistica della Procura, coordinato da Nunzio Fragliasso la delicata pratica, affidata così al pm Miraglia. Il gip ha convalidato il sequestro preventivo che è stato notificato al soprintendente Vona: essendo la Certosa sottoposta a vincolo paesaggistico e monumentale non era possibile realizzare quelle opere senza autorizzazione. Ma Vona, denunciato dai vigili, ammette l'addebito: «Ho sbagliato e pagherò. Martedì, quando tornerò da Bari promette lo storico dell'arte e quando mi sarà stato notificato il dissequestro temporaneo rimuoverò rete e assicelle. Ci vorranno dieci minuti, facciamo mezz'ora, va'. Non voglio dare l'impressione di autoassolvermi, non ho mai fatto illeciti, credo profondamente nella tutela. Quella piccola struttura pensavo che fosse meno invasiva di un grosso ombrellone, ma è vero, sono stato superficiale». Lanciamola lì, monumento per monumento, a cinquanta metri dal bosco e dal Museo di Capodimonte qualche anno fa due grandi serre a vetri per le piante furono trasformate in capannoni in muratura dove si voleva realizzare una discoteca: il cantiere fu sequestrato ma da qualche giorno è stato riaperto e "oscurato" con grandi cartelloni in pvc. "Il mio abuso è andato nei titoli di testa del Tg1 prima dell'uragano nelle Filippine e prima del Papa. Posso capirlo" dice Vona "passa il concetto che un soprintendente è autore di un abuso. La vera domanda da fare, però, è chi si è infastidito per qualcosa che non è piaciuto e ha voluto colpirmi».