Dopo quasi vent'anni alla guida del Teatro il maestro, contestato dai suoi orchestrali, si è dimesso: «Una scelta obbligata, per suonare insieme servono armonia e fiducia» Riccardo Muti ha detto addio alla Scala. Così come gli avevano imposto i lavoratori che ieri, alla notizia delle dimissioni del maestro da direttore musicale del teatro lirico milanese, hanno tirato un sospiro di sollievo dicendosi soddisfatti. Una soddisfazione, però, a metà: le maestranze, infatti, puntano anche alla rimozione di Mauro Meli da sovrintendente e alle dimissioni del consiglio di amministrazione. Richieste uscite dall'infuocata assemblea dei lavoratori della Scala che lo scorso 16 marzo avevano sfiduciato il maestro, invitandolo ad andarsene. Ieri, poco dopo mezzogiorno, un lapidario comunicato stampa. «Il maestro Riccardo Muti ha comunicato al presidente del consiglio di amministrazione della fondazione Teatro alla Scala, Gabriele Albertini, ai componenti del consiglio e al sovrintendente, le proprie dimissioni da direttore musicale, incarico che ricopriva dal 1986». Poche righe giunte alla vigilia della prima prova - in programma lunedì - di un concerto che Muti avrebbe dovuto tenere il prossimo 7 aprile con la Filarmonica. In molti a-spettavano questo appuntamento, sperando che diventasse un primo segnale di distensione tra Muti e l'orchestra. Lo sperava il prefetto di Milano Bruno Ferrante, impegnato in una difficile mediazione tra i lavoratori e i vertici del teatro. Ma la decisione del maestro è i-nequivocabile. Le dimissioni, certo, è-rano nell'aria e lo stesso Muti le aveva pronte da tempo, dal giorno della sfiducia da parte dell'assemblea dei lavoratori. Dimissioni peraltro già annunciate, ma subito smentite in quel concitato 16 marzo. Solo congelate, in attesa dell'esito delle trattative con le maestranze affidate dal sindaco Albertini al prefetto di Milano Ferrante. Il direttore d'orchestra ha spiegato così il suo gesto. «È una scelta obbligata. Malgrado le attestazioni di stima espresse nei miei confronti dal cda, l'ostilità manifestata in modo così plateale da persone con le quali ho lavorato per quasi vent'anni rende davvero impossibile proseguire un rapporto di collaborazione che dovrebbe essere fondato sull'armonia e sulla fiducia». L'amarezza nelle parole del direttore d'orchestra è tanta. «Fare musica insieme - conclude - non è soltanto un lavoro di gruppo; richiede, nella condivisione, stima, passione e intesa; sentimenti che ho creduto essere la costante di questi venti anni di lavoro alla Scala». Immediate le reazioni dei lavoratori. Gli orchestrali hanno fatto sapere di «vivere questo momento con grande soddisfazione». Un'orchestrale, all'uscita ieri dalla prima di Giselle ha precisato, però, che «le dimissioni di Muti sono un primo passo: lui non era la prima persona che doveva saltare, ma abbiamo fiducia che la nostra unione e la nostra forza porteranno ai risultati che speriamo». Fa un certo effetto, invece, sentire altri lavoratori, gli stessi che hanno sfiduciato Muti, parlare di «sconcerto» di fronte alle dimissioni del maestro. «Le dimissioni di Muti - ha detto Bruno Cerri, della Cgil - non erano mai stata la nostra richiesta principale, anche se non possiamo negare che c'era stata una chiara sfiducia». Più duro un altro esponente della Cgil, Nicola Cimmino, per il quale «è stato Muti con il suo comportamento a deteriorare i rapporti con i lavoratori della Scala». Se la Uil, con Roberto Monticelli, invita a «ripartire da zero», una voce discordante è quella di Renato Zambelli della Cisl, per il quale «le dimissioni di Muti non risolveranno per nulla la crisi del teatro, anzi potrebbero peggiorarla ulteriormente». Intanto l'ex sovrintendente Carlo Fontana, prima testa caduta nella querelle scaligera, si trincera dietro un «preferisco non commentare». Dopo le dimissioni parte la girandola di nomi sui possibili successori di Muti: chi parla di Abbado, ma si pensa anche a Antonio Pappano, Riccardo Chailly o Daniele Gatti. Ma i lavoratori, che chiedono a gran voce un direttore artistico, non sembrano ritenere così necessaria la figura di un direttore musicale. Un nodo da sciogliere presto: all'orizzonte c'è l'anno mozartiano e c'è chi vorrebbe Muti come direttore ospite per dar lustro alle celebrazioni. Il maestro ci starà o preferirà chiudere definitivamente con il teatro che ha guidato per vent'anni? LE REAZIONI IL MINISTRO URBANI: «SPERO CHE CI RIPENSI» II ministro per i Beni e le attività culturali Giuliano Urbani non perde le speranze. «Spero si tratti di dimissioni ancora rimediabili» ha detto commentando la notizia. «Nel caso contrario - ha aggiunto - si tratterebbe di una grave perdita per la Scala dopo decenni di ricostruzione e rilancio. Decenni che non dovranno essere in alcun modo sciupati, ma che al contrario dovranno essere utilizzati come un trampolino per ulteriori affermazioni. Naturalmente perché questo possa accadere dovranno essere assicurate alcune condizioni essenziali: grandi protagonisti artistici, buoni amministratori, ma soprattutto un clima costruttivo da parte di tutti». IL PREFETTO FERRANTE: «MA IO CONTINUO A MEDIARE» Le dimissioni di Muti non fermano l'opera di mediazione del prefetto di Milano Bruno Ferrante, il quale si augura che il rapporto tra la Scala e Muti possa proseguire in altre forme. «Chi ama la musica e la Scala -ha detto - deve oggi rivolgere un ringraziamento a Muti per l'impegno e l'altissimo contributo artistico che in tanti anni di direzione musicale ha fornito. Oggi va tutelato soprattutto il Teatro alla Scala, che ha una storia e una tradizione fatte da tante grandi personalità. Proseguirà pertanto il mio impegno per l'individuazione di soluzioni che tanto il consiglio di amministrazione che le organizzazioni sindacali vogliono trovare nell'interesse della Scala». IL SINDACO ALBERTINI: «DURO COLPO AL BENE COMUNE» L'auspicio del sindaco di Milano, nonché presidente del cda della Scala, Gabriele Albertini, è che «Muti possa continuare in futuro la propria collaborazione con la Scala, in modo da non sottrarre completamente al teatro lirico più importante del mondo il patrimonio della sua straordinaria sensibilità d'artista e della sua ricca esperienza e professionalità di impareggiabile musicista».AIbertini ha poi «stigmatizzato il clima di intolleranza e aggressività fomentato da alcune componenti delle maestranze artistiche e tecniche del teatro. Un clima così corrosivo da precludere ogni soluzione della crisi, e soprattutto da fiaccare la volontà di Muti di continuare a dirigere». Per il sindaco «Milano e la Scala non perdono solo un grande direttore d'orchestra. Oggi soccombe in modo tristemente eclatante una fondamentale caratteristica dello stile ambrosiano: la capacità di superare i particolarismi in vista del bene comune». IL SOVRINTENDENTE MELI: «UNA DECISIONE SOFFERTA» «Sono molto triste e amareggiato per le dimissioni del maestro Muti; l'eccellenza del suo valore artistico è riconosciuta in tutto il mondo e il Teatro alla Scala, privato della sua direzione musicale, subisce una gravissima perdita». Così commenta la notizia il sovrintendente scaligero Mauro Meli. «Il cda - aggiunge - ha fatto il possibile per trovare una soluzione positiva al conflitto in atto all'interno del teatro, ma nulla ha potuto di fronte alla reazione del maestro Muti, colpito dall'immotivata sfiducia di chi ha lavorato con lui per quasi vent'anni, affermandosi professionalmente grazie al suo impegno, oltre che al suo livello artistico». Per Meli «la decisione di Muti, meditata e sofferta, non può giungere inaspettata a chi conosce la sua sensibilità: è la risposta inevitabile - e forse perseguita - all'attacco subito».
Avvenire
3 Aprile 2005
Muti lascia la Scala
PI
Pierachille Dolfini
Avvenire
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Bene culturale
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