Maxxi, all'ex ministro 90mila euro lordi all'anno Dal Maxxi per ora non arriva nessuna conferma. Ma mercoledì scorso un consiglio di amministrazione, non ancora reso ufficiale, ha ridisegnato le sorti del Museo delle Arti del XXI secolo di Roma. Al presidente Giovanna Melandri vengono riconosciuti per la prima volta un onorario e il ruolo di amministratore delegato: avrà la responsabilità di gestire i 10-11 milioni di euro di budget annuale (5 milioni è la cifra finanziata dal ministero dei Beni culturali). E in via di definizione è anche il suo compenso: Melandri, secondo quanto risulta a Repubblica, percepirà 90mila euro lordi all'anno. Circa 45mila netti. Una cifra un po' più bassa di quella che spetterà al nuovo direttore artistico: il cinese Hou Hanru, in carica per quattro anni, riceverà 95mila euro lordi. Si conclude così la querelle sui compensi delle figure chiave dello spazio progettato da Zaha Hadid e inaugurato nel 2010. Melandri, nominata presidente della Fondazione nell'ottobre 2012 dall'allora ministro Lorenzo Ornaghi, dichiarò che avrebbe lavorato "pro bono", come è stato fino a oggi. Ma dall'insediamento dell'ex ministro a oggi le cose sono cambiate. Ad aprile il Maxxi ha cambiato statuto, perfezionando una procedura già avviata in precedenza ed è diventato ente di ricerca come la Biennale di Venezia. Il suo presidente, quindi, si disse allora, deve percepire uno stipendio. Le polemiche furono immediate. In sostanza la Melandri fu accusata di essersi rimangiata la parola data a inizio incarico: «Lavorerò gratis». Ora il compenso è stato ratificato e conferma quanto detto in estate, quando le polemiche raggiunsero il culmine, dalla stessa Melandri: «Per adesso continuo a lavorare a titolo gratuito. Si deciderà in sede di consiglio di amministrazione». Quello di mercoledì scorso, appunto. «Chi scrive disse ancora la Melandri che sono stata io a far cambiare la natura giuridica del Maxxi per percepire un compenso verrà querelato. Se i risultati per cui sto lavorando arriveranno, non sarà immorale corrispondermi lo stipendio». Oltre alle buste paga, dall'ultimo cda viene fuori un Maxxi rimodulato secondo quattro dipartimenti: Arte e Architettura, diretti rispettivamente da Anna Mattirolo e Margherita Guccione, costituiscono il cuore del museo. A questi si aggiungeranno adesso Sviluppo e Ricerca, due sezioni che hanno lo scopo di rafforzare il rapporto con i privati, da un lato, e di approfondire lo studio scientifico, dall'altro. Una riforma necessaria dopo il passaggio di status da museo a ente di ricerca. Il 19 dicembre, inoltre, il Maxxi presenterà la prima mostra che porterà anche la firma del neo direttore Hanru: sarà la riorganizzazione della collezione permanente reinterpretata secondo il gusto personale del curatore nato a Guangzhou nel 1963. Un modello, questo, che richiama il lavoro svolto al Mart di Rovereto da Cristiana Collu con La magnifica ossessione. Per un'esposizione ex novo del direttore artistico bisognerà aspettare ancora l'inizio dell'estate. Ma il vero obiettivo del museo romano, ora, superato l'affaire dei compensi, è di catalizzare su di sé l'attenzione degli sponsor privati. I 5 milioni del Mibac sono una garanzia, ma non bastano a far funzionare una macchina enorme come quella del Maxxi che costa, in sole spese di gestione, qualcosa come 5-6 milioni di euro. Lo scopo dell'amministrazione Melandri è di tagliare il traguardo del 50 per cento di budget finanziato dai privati. Il ruolo di amministrazione delegato e l'onorario rappresentano adesso un incentivo in più.