DIVENTA un caso, la "tutela" della via Gluck, la strada- simbolo della vecchia Milano celebrata da Adriano Celentano nell'omonina canzone. Per salvare quello che resta di quella via e di quel clima resi celebri dal Molleggiato, il Comune ha chiesto alla direzione regionale dei Beni culturali che venga messo un vincolo paesaggistico. Il progetto, secondo l'amministrazione di centrosinistra guidata da Giuliano Pisapia, è di salvaguardare una testimonianza "reale" della Milano operaia e popolare e insieme di rendere un «omaggio» a chi, quel mondo cancellato dal cemento, lo ha cantato. Ma, a sorpresa, è proprio il "ragazzo della via Gluck" a criticare la scelta e dire "No, grazie". «Pur comprendendo la motivazione affettiva nei miei confronti, non sono affatto d'accordo che sia un bene da tutelare come area di notevole interesse pubblico», dice. E attacca, puntando il dito contro lo scempio dell'urbanizzazione selvaggia. Oggi, per il cantante non è rimasto più niente da salvare. Ormai, è troppo tardi: «Lo si poteva dire una volta quando la via Gluck era davvero un bene da tutelare come quasi tutta Milano lo era, per non dire l'Italia intera. Ma oggi no. Oggi la via Gluck è una delle vie più brutte d'Italia». Per la battaglia sulla tutela della via Gluck, nei mesi scorsi un'associazione di quartiere e Legambiente si erano mossi con una raccolta di firme. La petizione era stata pure "rilanciata" dal Molleggiato sul suo sito. Oggi Celentano si rivolge proprio a loro: «Ringrazio gli amici della Martesana e tutti coloro che si sono adoperati per dare lustro a via Gluck». La replica del Comune arriva attraverso la vicesindaco con delega all'Urbanistica, Ada Lucia De Cesaris. È stata lei che ha iniziato le pratiche per chiedere alla Sovrintendenza - così come per altri quartieri "storici" della città - il vincolo. Ed è lei, che dice: «Ci spiace che Celentano non abbia capito l'obiettivo. Non vogliamo tutelare via Gluck come un'area di interesse pubblico, ma consentire che possa essere rinnovata e migliorata conservando, però, un'identità che ancora traspare in alcune parti della via. Siamo sempre disponibili a condividere con lui e con tutti i cittadini che ci hanno chiesto questo intervento gli approfondimenti e le valutazioni che abbiamo fatto». La casa che un tempo era "in mezzo all'erba" è ancora lì, al numero 14 di una strada stretta e lunga, a due passi dalla massicciata della Stazione Centrale. Ma, certo, molto è cambiato dagli anni Sessanta. All'orizzonte, i nuovi grattacieli che hanno ridisegnato lo skyline di Milano e lì, una via anonima e multietnica, che fai quasi fatica a scovare. E poi, quella palazzina di tre piani, i muri scrostati, il ballatoio delle vecchie abitazioni di ringhiera milanesi. È qui che è cresciuto Celentano. In un cortile che sembra ancora una cartolina inviata da una Milano che non c'è più, celebrata in quella ballata ambientalista diventata un simbolo. Ed è sempre qui che il Consiglio di Zona vorrebbe anche mettere una targa con i versi della canzone presentata al Festival di Sanremo del 1966.