Il comunicato stampa di Palazzo Chigi, diramato nel pomeriggio di martedì dopo la riunione del mattino con il premier Enrico Letta, tre ministri e tutti gli enti coinvolti, è stato il colpo di grazia. Già c'era un disappunto diffuso per le proteste dei No grandi navi (con tanto di gestacci ai crocieristi al loro passaggio per il canale della Giudecca) e per la piega presa dal dibattuto sulle crociere a Venezia, ma i limiti imposti dal governo sono stati la classica goccia. «Ci sono compagnie che si sono scocciate e hanno già spostato alcune navi ad Atene - spiega Sandro Trevisanato, presidente di Vtp, la società che gestisce il terminal veneziano - Altre sono pronte a lasciare Venezia, ma stiamo cercando di rassicurarle ». Questo per dire agli scettici sui numeri a tinte fosche diffusi l'altro ieri (2500 posti di lavoro a rischio nel 2015), che non è così automatico che le navi sopra le 96 mila tonnellate saranno sostituite dagli armatori con altre più piccole quando dall'1 novembre scatterà il limite. «Venezia è uno dei porti più cari, dunque non è insostituibile - continua Trevisanato - Inoltre quello che molti non capiscono è che se le navi non arrivano a Venezia non è detto che vadano a Trieste: potrebbero non venire nel Mediterraneo e a pagare sarebbe tutto il sistema Italia». Le compagnie, tramite la loro associazione Clia, restano abbottonate. «Siamo ancora in una fase di determinazione dell'impatto della decisione presa e qualsiasi stima o valutazione in questo momento è prematura», dicono. Ma è certo che anche il taglio del 20 per cento nell'immediato avrà una grossa ricaduta, oltre ad aprire il varco a potenziali contenziosi. «Gli italiani sono abituati al last minute, ma ci sono americani che stanno già prenotando crociere sul Mediterraneo nel 2015, mentre ai tedeschi stiamo vendendo migliaia di posti dell'estate 2014 - spiega Federico Costa, dg di Top Cruise, una delle principali società di prenotazione - Mi pare folle dirgli oggi che la loro nave non ci sarà più o andrà altrove». Sia Federico Costa che Trevisanato spiegano infatti che le compagnie fanno programmazioni a lunga gittata, addirittura fino a tre anni. E in questo contesto, con il grande punto di domanda sui tempi dello scavo del nuovo canale Contorta-Sant'Angelo («abbiamo delle perplessità sull'ipotesi di due anni », dice Trevisanato) che permetterà l'ingresso a tutte le navi dalla bocca di Malamocco evitando il passaggio davanti a San Marco, il rischio è di creare ulteriori incertezze. «Mi aspetto una class action dei passeggeri e azioni giudiziarie delle compagnie per i danni - continua il presidente di Vtp - Ma posso già anticipare che noi ci rivarremo sullo Stato italiano». Il timore di mettere a rischio posti di lavoro è trasversale. «Se fossero vere le stime di un taglio del 50 per cento dei passeggeri si avrebbe un impatto inaccettabile sull'occupazione nelle attività portuali, aeroportuali e nei settori del commercio e alberghiero », sottolinea Lino Gottardello, segretario veneziano della Cisl. «Non possiamo permettere che il blocco delle grandi navi sia una sciagura per il mondo del lavoro - aggiunge il consigliere regionale dell'Ivd Gennaro Marotta - Chi se ne farà carico? Chiediamo più attenzione per tutte le ricadute». «Attenzione a non innescare l'ennesima bomba sociale - mette in guardia il collega del Pdl Dario Bond - Sarebbe criminale! ». Il comitato Cruise Venice, che per primo aveva lanciato l'allarme subito dopo le decisioni ufficiali, se la prende con il governatore Luca Zaia, con il ministro Andrea Orlando, con il sindaco Giorgio Orsoni e con «centri sociali, contesse, presidenti di associazioni contrari a tutto». «Tra una tartina di caviale e un bicchiere di champagne avete scientificamente operato per lasciare centinaia di famiglie nell'angoscia del futuro». «La crocieristica è un comparto con un indotto importante e il turismo nautico non va perso - replica Orsoni - Sia sul numero di occupati, sia sulla ricaduta economica, si sono sempre fatti dei numeri "a caso", non sempre rispondenti perfettamente alla realtà».