Domani alla Sala Ferri si celebrano con un convegno di studi i 150 anni della morte di Giovan Pietro Vieusseux, il fondatore dell'istituzione culturale fiorentina, ma incombe l'ombra del trasloco dell'archivio da Palazzo Strozzi alle Oblate. Le incognite sono molte. «Non è ancora chiaro dice la direttrice Gloria Manghetti che fine farà la Sala Ferri. È un gioiello da cui non vogliamo staccarci, ed è il luogo che maggiormente ci identifica. Piuttosto che lasciarla andare, ci incateniamo alla porta». «Piuttosto che abbandonare la Sala Ferri, ci incateniamo al portone». Lo dicono con il sorriso di chi sa di usare parole grosse, più per metafora che in senso letterale. Però lo dicono, Gloria Manghetti e Laura Desideri del Gabinetto Vieusseux. E sono pronte alla battaglia. Dev'essere scritto nel destino di questa istituzione culturale: ogni trasloco è un'agonia. La storia insegna: nel 1921 quando il gabinetto letterario fu trasferito da via de' Vecchietti al Palagio di Parte Guelfa, in città si scatenò un dibattito. E i giornali definirono la creatura di Giovan Pietro Vieusseux «il prezioso ingombro». Novantadue anni dopo, oggi, ci risiamo. Questa volta l'atteso trasloco vedrà l'archivio letterario di cui nel 2019 festeggeremo i 200 anni di vita da Palazzo Strozzi alla Biblioteca delle Oblate. Palazzo Vecchio lo ha proposto un anno fa. Il cda del Vieusseux ha ratificato. Ma ancora oggi, a 10 mesi di distanza da quella decisione, la partita è aperta. «E noi ci sentiamo ancora un ingombro, seppur prezioso» chiosa la direttrice Gloria Manghetti. Sono tre i nodi ancora da sciogliere: «Uno economico, uno di metratura, e soprattutto la Sala Ferri» precisa. Primo: «Lo spazio del Museo della Preistoria alle Oblate, dove dovremmo stabilirci, necessita di lavori di consolidamento. Ma ancora non è chiaro chi li pagherà». Secondo: «Un anno fa hanno fatto i conti precisi, in termini di metri quadri, tra Palazzo Strozzi e le Oblate. Ma da allora ci siamo allargati e il nostro terrore è che si creino condizioni di trasferimento obbligato senza che corrisponda un'adeguata metratura di spazio». E infine il terzo e più importante motivo: «Dopo un anno e oltre ancora non è chiaro che fine farà la Sala Ferri di Palazzo Strozzi. Rimarrà nostra? È il luogo che maggiormente ci identifica. Piuttosto che privarcene, ci incateniamo». La partita è ancora lunga. E c'è tempo. Stimano che per ragioni logistiche prima di un anno non succederà niente. Questione di mole di libri, il Vieusseux è infatti la prima biblioteca cittadina per numero di richieste dal catalogo Sdiaf, il Sistema documentario fiorentino. Riflettere sul passato è l'occasione per guardare al futuro e porsi domande importanti. La riflessione parte da lontano, perché domani si ricorda «Giovan Pietro Vieusseux nel 150 anniversario della morte» come da titolo del convegno che, proprio in Sala Ferri, ricorderà il grande intellettuale e mercante svizzero che tanto ha significato per Firenze a cavallo del Risorgimento.