VENEZIA «Bene la decisione, ma ora si approfondiscano rapidamente le soluzioni più idonee a garantire sicurezza ambientale e traffico crocieristico», dice il sottosegretario all'Economia Pier Paolo Baretta, veneziano. «Abbiamo imposto sacrifici all'industria croceristica per due anni, ma tutto questo compromesso funziona se il nuovo canale "corre", aggiunge Paolo Costa, presidente dell'Autorità portuale. Questo è infatti il punto nodale: i limiti decisi martedì dal governo varranno fino a quando le navi passeranno per il canale della Giudecca e dunque davanti a San Marco, ma scompariranno quando sarà pronta la nuova strada di accesso, ovvero il canale Contorta-Sant'Angelo. Ed è per questo che sono fondamentali le parole dette ieri dal ministro dei Trasporti Maurizio Lupi: «Il nuovo canale Contorta verrà inserito nella legge obiettivo, ovviamente con il via libera della Regione Veneto, in modo da poter accelerare i tempi», ha spiegato. Via libera che il governatore Luca Zaia ha già dato informalmente nel corso della riunione a Palazzo Chigi. «Questo è il segnale che si vuole fare per davvero», dice soddisfatto Costa, sostenitore di quest'ipotesi. Per il nuovo canale ci vorranno due anni, tra tempi di scavo (otto mesi) e iter burocratico, compresi i tre mesi per la valutazione d'impatto ambientale che prevede, secondo il testo del governo, anche il confronto con possibili soluzioni alternative. Il costo stimato per l'intervento è di 140 milioni di euro, cifra che, nonostante l'inserimento in legge obiettivo, non dovrebbe essere a carico dello Stato, ma (tutta o in parte, questo si vedrà) delle compagnie da crociera. Su questo ci sarebbe l'accordo tra Lupi e Clia, il sindacato degli armatori. Circa 70 milioni serviranno per lo scavo vero e proprio, altrettanti per la sistemazione morfologica studiata da Costa, che prevede l'utilizzo dei materiali di scavo per costruire nuove velme e barene, per impedire che i sedimenti se ne vadano dalla laguna. «Una compensazione molto importante - sottolinea il presidente del Porto - che i critici continuano a sottovalutare». E i critici sul nuovo canale non mancano: oltre al sindaco Giorgio Orsoni, ci sono soprattutto gli ambientalisti. «L'ennesima megaopera che si abbatterà sul delicato ecosistema della laguna, già provato dal Mose», lo definisce il presidente veneto di Legambiente Luigi Lazzaro. «Dopo 50 anni, si propone un Canale del Petroli bis - aggiunge Lidia Fersuoch, presidente veneziana di Italia Nostra - darebbe il colpo di grazia alla laguna, altro che "la più grande opera ambientale degli ultimi anni", come ha avuto il coraggio di scrivere Costa». E oltre alla contrarietà del comune di Mira «un'opera dal costo altissimo con un impatto devastante sull'equilibrio lagunare», osservano il sindaco «grillino» Alvise Maniero e l'assessore all'Urbanistica Luciano Claut c'è anche quella degli albergatori dell'Ava, per bocca del presidente Vittorio Bonacini: «Sono terrorizzato all'idea di inizare a scavare il canale Contorta - spiega - In questi due anni non si è fatta alcuna simulazione al centro di Voltabarozzo, che ha in scala un modello della laguna: né lo scavo del Vittorio Emanuele, né del Contorta, né del retro-Giudecca. Si è perso tempo».