VENEZIA Il giorno dopo il vertice a palazzo Chigi, il conto degli «effetti». Il piano in tre punti del governo per Venezia («via le grandi navi) secondo Vtp, la società di gestione del terminal avrà ricadute gravi dal punto di vista economico. «Nel 2014 ci sarà una perdita di 808 occupati. A partire dal 2015 di 2553». Le compagnie si dichiarano prudenti. «Msc Crociere sta studiando soluzioni alternative a lungo termine». Ma la Carnival: «Valuteremo gli impatti sul business». Il ministro Lupi intanto annuncia: nuovo canale nella Legge Obiettivo. VENEZIA Martedì, il giorno dell'incontro a Palazzo Chigi atteso da mesi, avevano sorprendentemente deciso di rimanere muti. «Stiamo facendo i conti», era stata l'unica dichiarazione da Vtp. Ieri, ma solo nel tardo pomeriggio, la società di gestione del terminal crocieristico di Venezia ha finalmente rotto il silenzio, con parole pesanti e scenari foschi: «Con questi limiti, nel 2014 ci saranno una perdita di 808 occupati e una perdita di 82,5 milioni di euro di spesa diretta - è scritto in una nota - A partire dal 2015 la perdita sarà di 2553 occupati e di 260 milioni di euro all'anno». Numeri da brivido, che spiegano perché già il comitato Cruise Venice, nato tra gli operatori portuali come contraltare dei No grandi navi, ieri aveva commentato: «Sarà la fine». «Le indicazioni emerse dalla riunione governativa decretano di fatto il declino del porto crociere di Venezia che aveva faticosamente conquistato la prima posizione di homeport (porto di partenza, ndr) del Mediterraneo», continua Vtp. Secondo i calcoli della società, il taglio del 20 per cento delle navi da crociera sopra le 40 mila tonnellate nel 2014 porterà a una perdita di 48 approdi e 323 mila passeggeri, mentre nel 2015, quando entrerà il limite decisamente più pesante esclusione delle navi sopra le 96 mila tonnellate si perderanno 174 approdi e oltre un milione di passeggeri, cioè il 60 per cento circa. «Tali decisioni sembrano rispondere a ragioni estetiche ed emozionali e appaiono il frutto della pressione di parte dell'opinione pubblica artatamente disinformata», continua Vtp, molto critica anche sul criterio scelto, ovvero quello quantitativo (la stazza lorda) invece che qualitativo, come aveva suggerito la società per eliminare invece le navi più vecchie e inquinanti. In realtà, ma lo dice tra le righe la stessa nota di Vtp, questi numeri saranno validi solo se le compagnie decidessero di non rimpiazzare le navi divenute «fuorilegge». Ipotesi che in realtà la stessa reazione degli armatori sembrerebbe escludere, anche se la posizione non è univoca. Clia Europe, il «sindacato» delle compagnie europee, «valuta positivamente l'impegno mostrato dai rappresentanti delle istituzioni nella ricerca di una soluzione sostenibile e di lungo periodo per la città, obiettivo condiviso dalla stessa industria - dice una nota - che possa conciliare le necessità del settore con le esigenze e le peculiarità della città». Interpellate dal Corriere del Veneto, anche Msc e Carnival Corporation (la holding che controlla ben 11 compagnie, tra cui la Costa Crociere) prendono posizione. «Per il 2015, Msc Crociere sta studiando soluzioni alternative a lungo termine che al momento sono ancora in corso di valutazione - spiega l'armatore italo-svizzero - La compagnia è pienamente soddisfatta per l'attenzione con cui le istituzioni nazionali hanno affrontato questo tema». Un po' più negativo il punto di vista di Carnival. «E' un esito insoddisfacente, poiché l'industria delle crociere è un importante fattore economico per Venezia - spiega il portavoce Roger Frizzell - Al momento non sono previsti cambiamenti, ma valuteremo le nuove regole e vedremo gli impatti sul nostro business». Sulle barricate restano, per motivi opposti, sindacati e ambientalisti. «La proposta approvata non risolve, anzi peggiora le cose - dice il segretario regionale della Uil, Gerardo Colamarco - E' una soluzione che accontenta un pò tutti, il cui prezzo verrà pagato soltanto dai lavoratori. Invece di aiutare le nostre eccellenze, diamo una stangata tremenda ad un settore vitale». «La montagna ha partorito il topolino - attacca il responsabile Mare di Legambiente Sebastiano Venneri - addirittura si disattende il divieto, previsto dal decreto Clini-Passera, alle navi sopra le 40mila tonnellate». Sulla stessa linea la sezione di Venezia di Italia Nostra e l'associazione Vas: «E' grave la scelta di precludere il transito solo oltre le 96 mila tonnellate». Ma tra gli operatori economici c'è anche chi è soddisfatto. «Mia suocera mi direbbe: "Per le pareti fate il colore che volete purché sia un verdino" - usa l'ironia Elio Dazzo, presidente veneziano di Aepe-Confcommercio - Per le crociere dico: facciano quello che vogliono, basta che le navi arrivino». «Adesso si riducano i costi di entrata e uscita delle navi a Venezia, che non sono competitivi - è la proposta di Angelo Grasso, presidente di Confcooperative Venezia - solo così si può cercare di evitare la fuga delle compagnie crocieristiche dopo la decisione del governo di ieri». Tra tasse di transito, ormeggio, diritti portuali e di navigazione, rimorchiatori e pilotaggio, ogni «grattacielo» spende circa 35 mila euro, il triplo di Atene e il doppio di Civitavecchia.
Grandi navi, rischio 3mila disoccupati Lupi: nuovo canale nella legge obiettivo
Il governo ha deciso di limitare il numero di navi da crociera che possono entrare e uscire dal porto di Venezia. Secondo la società di gestione del terminal, Vtp, questo taglio porterà a una perdita di 808 occupati nel 2014 e di 2553 occupati nel 2015. Le compagnie crocieristiche hanno reagito con prudenza, ma Msc Crociere sta studiando soluzioni alternative. Il ministro Lupi ha annunciato un nuovo canale nella Legge Obiettivo. I sindacati e gli ambientalisti hanno criticato la decisione, affermando che non risolve le problematiche del porto e peggiora le condizioni dei lavoratori.
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