IL DECRETO cultura del ministro Bray ha dato al Maggio le possibilità di uscire dalla crisi, ma non è una via in discesa. Aiuta, sul versante della riconquista del pubblico, la joint venture con gli Amici della musica. Perché in due si è più forti e perché la continuità degli Amici, in confronto al terremoto del Maggio, assicura nomi artistici di prestigio, programmazione certa, fedeltà di pubblico. La crisi del Maggio non è solo finanziaria: «Abbiamo poche migliaia di euro in cassa, senza possibilità di pagare gli stipendi ma forse neanche la luce», dice il commissario Francesco Bianchi sottolineando anche così «che l'accordo sindacale «è giocoforza perché senza non si accede ai finanziamenti di emergenza». La crisi al Comunale è anche la rottura del rapporto con il pubblico. È iniziata durante la sovrintendenza Colombo. È esplosa con il sulfureo combinato disposto tra le incoerenze della passata gestione e l'obiettivo di rimettere i conti in ordine del commissariamento. A cominciare dallo scorso Maggio faraonicamente (ma senza soldi) programmato da Colombo e poi trasformato in nome del compatibilità economica in un Don Carlo in forma scenica con il regista Ronconi avvertito all'ultimo momento, Il Farnace di Vivaldi anche, Il Barbiere di Siviglia sostituito da Il cappello di paglia di Firenze, il Written on Skin di Benjamin cancellato e altri cambi. Dopodiché l'abitudine a tagli, incertezze di date con conseguente laborioso pluricambio di biglietti, riprese di spettacoli invece che nuove produzioni, programmazioni comunicate all'ultimo e incerte (solo ora è apparsa quella invernale ma niente festival del Maggio) ha allontanato il pubblico. Soprattutto ai concerti la sala è spesso semivuota. Peggio se poi è una replica, ma ormai le repliche dei concerti non esistono più, tranne in rari casi, come quello del concerto di Juraj Valcuha il 31 ottobre: bello il concerto, bravo il direttore, nessuno in sala. E ora l'Elisir d'amore che debutta il 15 novembre cambia all'improvviso direttore, pare per impegni del medesimo: da Carlo Montanaro, ex violino del Maggio mandato da Mehta a studiare a Vienna e da lì volato a dirigere alla Scala, in America, a Parigi, nella stessa Vienna, a Giuseppe La Malfa che solo questo ottobre ha lasciato l'ottimo posto di segretario dei servizi musicali al Maggio per dedicarsi interamente al mestiere di direttore. La Malfa ha già diretto qui Giselle, ha già molti impegni con altri teatri, sarà bravissimo ma il pubblico si trova comunque un direttore invece di un altro. «Gli spettatori hanno ragione a non sopportare i cambiamenti e hanno diritto a essere trattati bene riconosce Bianchi Ma non si può fare niente senza un euro in cassa. Bisogna rimettere subito i conti in equilibrio, poi la Fondazione si prenderà l'impegno di programmare a tre anni». Come appunto gli Amici della musica che però gradiscono una collaborazione con il Maggio: riallaccia, spiega, il presidente Stefano Passigli, una tradizione. Il festival del Maggio che comprendeva musica lirica, sinfonica e cameristica, fu ideato agli inizi dei '30 dagli Amici cui fu poi scippato dal federale Pavolini a favore dell'Ente nazionale fascista. Gli Amici però conservarono la parte cameristica e il presidente Alberto Passigli fu vicepresidente del festival fino al 1937 quando gli Amici vennero chiusi per antifascismo. «Adesso, dopo una prima ripresa di collaborazione con i sovrintendenti Bogianckino e Vidusso dice Passigli il commissario Bianchi è favorevole a una collaborazione più strutturata. E noi anche. È l'occasione per tornare alle origini e stabilire un raccordo tra programmazione lirica, sinfonica e cameristica. Sarà una partnership al 50 e 50. Per i grandi concerti solistici ci saranno gli spazi del Maggio, per gli altri la Pergola degli Amici». Alcune recenti collaborazioni tra le due istituzioni musicali ci sono già state. Ora il rapporto si consolida. In programma, una decina di spettacoli insieme. La prima occasione era questo festival del Maggio per cui il Comunale non ha, per penuria di risorse, un programma definito. Gli Amici invece stanno già programmando il 2015 e il 2016. Non c'erano nomi liberi per la primavera 2014. Così Passigli e Bianchi si sono accordati per condividere il ciclo "grandi pianisti" degli Amici della musica: Zimerman, Pollini, Perahia, Ciccolini, Kissin. Altre collaborazioni sono in via di definizione. «Già quando ero un semplice spettatore non capivo perché le istituzioni musicali non lavorassero insieme pur mantenendo la propria identità racconta Bianchi Quando sono diventato commissario ne ho parlato con Passigli: perché non facciamo insieme una serie di cose? ». Detto e fatto. E non finisce qui. «Intendo collaborare anche con la Scuola di musica di Fiesole e prendere contati con l'Ort. Sono convinto che tutte le alleanze debbano essere perseguite», conclude Bianchi che scade il 15 dicembre ma può essere riconfermato da Bray. (i.c.)
FIRENZE - Una joint venture per riportare in sala il pubblico disamorato. L'alleanza con gli Amici della musica
Il Ministro della cultura ha dato al Maggio le possibilità di uscire dalla crisi con un accordo con gli Amici della musica. La joint venture aiuta a riconquistare il pubblico e a garantire nomi artistici di prestigio, programmazione certa e fedeltà di pubblico. La crisi del Maggio è anche la rottura del rapporto con il pubblico, che è stata causata dalle incoerenze della gestione e dalle scelte di programmazione. Il commissario Francesco Bianchi riconosce che gli spettatori hanno ragione a non sopportare i cambiamenti, ma non può fare niente senza un euro in cassa. La Fondazione si prenderà l'impegno di programmare a tre anni.
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