Quando noi de L'Architetto Contemporaneo abbiamo pensato di dare spazio a questa rubrica contattando una delle figure più rilevanti per l'archeologia italiana, il nostro Manlio Lilli, benchè a noi stessero molto a cuore i temi della cultura e dell'archeologia, non pensavamo che avrebbe riscosso tanto successo tra i nostri lettori e invece Una magnifica sorpresa! La prova che se si vuole fare cultura si può, perchè l'interesse c'è, perchè le persone la scelgono. Al contrario se si decide di non farne e di ridursi ad un contenitore di immagini seppur bellissime, si tratta appunto di una scelta editoriale, non di una costrizione del "mercato", come spesso vogliono farci credere, dandoci degli ignoranti, credendoci degli stolti, quali, ovviamente non siamo. L'Archeologie d'Aujourd d'Hui è giunta a l suo quarto capitolo, per voi abbiamo scelto di indagare fra i molti tesori che ci appartengono e che invece ci sono sottratti alla vista, alla conoscenza. In un oblio che insulta e nasconde la bellezza e l'importanza del nostro passato, nell'indifferenza di chi dovrebbe prendersene cura e renderlo accessibile a tutti ed invece lo affoga in un buco di cui non ci dice niente. (Siamo a) Roma, PiazzaVenezia, a due passi da via dei Fori Imperiali Vicino ad un parcheggio di taxi, all'interno di una recinzione, "la più grande scoperta archeologica degli ultimi Settanta anni", come hanno dichiarato dalla Soprintendenza Archeologica di Roma, che ha scavato nell'area. In quel "buco" come lo ha definito l'ex sindaco Alemanno, un importante centro culturale. Probabilmente l'Ateneo di Adriano. (Manlio Lilli) Quest'estate con Manlio Lilli abbiamo deciso (Flavia Amabile per La Stampa n.d.r.) di andare in giro per Roma a cercare i monumenti-fantasma della città, quelli dimenticati, invisibili, nascosti. Io con la mia videocamera, lui con la sua competenza di archeologo e la sua passione, abbiamo perlustrato il centro e la periferia: il risultato delle nostre ricerche è diventato una serie di video a metà tra il documentario e la denuncia. L'Ateneo di Adriano, riaffiorato per caso in piazza Venezia all'angolo con il palazzo delle Generali durante i lavori per realizzare la metro C. Alemanno lo definì due anni fa 'il buco di piazza Venezia' in realtà si tratta della più grande scoperta archeologica a Roma degli ultimi settant'anni. Era il luogo fatto costruire dall'imperatore Adriano nel 133 dopo Cristo dove, come ad Atene, si tenevano discussioni filosofiche, o spettacoli. Sono due gradinate contrapposte, come nella Camera dei Lord. Ospitava poeti, retori, filosofi, letterati, scienziati e magistrati, invitati a cimentarsi in greco e in latino in orazioni, gare di versi, dibattiti infuocati. Oggi è lì, coperto da una tettoia e circondato da una recinzione con due aperture per dare la possibilità a chi sia un po' curioso di sbirciare all'interno. Per quattro lunghi anni è rimasto totalmente nascosto. Nessuna indicazione, spiegazione, nulla ha reso possibile distinguere la sua recinzione da quella di un cantiere qualsiasi. Dalla fine di settembre è stato apposto un cartello ma giudicate voi quanto sia utile per i turisti Nulla di chiaro anche sul futuro dell'Ateneo che ha bisogno di un milione di euro per essere reso fruibile per i turisti o anche per i semplici passanti. (Flavia Amabile per La Stampa) Vediamo e soprattutto ascoltiamo questo importante documento al link qui sotto:
La storia della più grande scoperta archeologica degli ultimi settant'anni e del buco in cui sprofonda
Manlio Lilli, archeologo, e Flavia Amabile, giornalista, hanno esplorato i monumenti-fantasma di Roma, scoprendo l'Ateneo di Adriano, un importante centro culturale nascosto in piazza Venezia. L'Ateneo è stato costruito dall'imperatore Adriano nel 133 d.C. e ospitava discussioni filosofiche, spettacoli e dibattiti. Oggi è coperto da una tettoia e circondato da una recinzione, ma è stato apposto un cartello per avvertire i turisti. La Soprintendenza Archeologica di Roma ha dichiarato che l'Ateneo è la più grande scoperta archeologica degli ultimi settant'anni.
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