Riapre dopo 47 anni. Il restauro è costato quasi 4 milioni di euro Red carpet per le autorità civili, militari e religiose, invitate ieri alla cerimonia inaugurale del Santo Sepolcro di Astino, risorto dopo anni di oblio, incuria, ruberie. Parte del complesso monumentale del monastero ? acquisito nel 2007 dalla società Valle d'Astino, partecipata al cento per cento della Fondazione Mia ?, la chiesa ha riaperto le porte ai fedeli, chiuse nel 1966. «Sogno di tutti che ritorna a splendere», riferisce Federico Elzi, presidente della società; è «un'opera corale, espressione di un atto di fede e di grazia", per Giuseppe Pezzoni presidente della Mia. È un tesoro ritrovato grazie al contributo di molte istituzioni a sostegno di un restauro di circa 4 milioni di euro, iniziato nel 2010 a opera dell'impresa General casa spa. Per l'esattezza sono 3.750.000 euro, di cui 850 mila versati da Ubi Banca (che per il recupero del monastero ha messo a disposizione 1,6 milioni di euro), un milione dalla Curia, 500 mila euro dal Comune e 1,4 milioni dalla Regione Lombardia, che ne aggiunge altri 600 mila per interventi strutturali. Sinora si sono spesi circa 6 milioni di euro per i lavori di messa in sicurezza dell'ex monastero, iniziati nel 2009, il restauro della Cascina Mulino e della chiesa, «luogo di culto riconsegnato alla comunità», dichiara Giuseppe Napoleone della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici, dopo aver descritto la storia del monastero e i ritrovamenti seguiti al restauro. «All'esterno si è riportato in luce l'apparato scenografico del portico, mentre nel sottosuolo sono state ritrovate le absidi romaniche, visibili nella sagrestia. Nella chiesa si sono riscoperti fregio e decorazioni cinquecentesche del soffitto con affreschi del Settecento ? spiega ancora Napoleone ?. Le testimonianze costruttive della chiesa riemergono dall'intervento che ha fatto convivere in armonia romanico, il gotico della volta a crociera, apparato rinascimentale e barocco». Alle pareti tele restaurate e un «intruso»: la riproduzione digitale della «Gloria di Ognissanti» di Antonio Boselli, visibile in un altare in attesa dell'arrivo del «San Gualberto», conservato in Santa Maria Maggiore. «Si sono riaperte le porte e si ha l'immagine di una chiesa che riempie occhi e cuore. Non sono solo pietre, ma qualcosa che ci sta raccogliendo in un gesto di preghiera e di rappresentanza della città intesa come civitas», afferma il vescovo Beschi, dopo il taglio del nastro sull'altare, prima della messa. Tra i banchi il sindaco Franco Tentorio, Elena Carnevali, Giorgio Gori con Cristina Parodi, esponenti della giunta comunale e provinciale, il comandate Virgilio Appiani, il vice prefetto vicario Lucio Marotta, i Cavalieri del Sacro Sepolcro di Gerusalemme, il direttore del conservatorio Emanuele Beschi, per citarne alcuni. La cappellania vescovile ha riaccolto i fedeli. L'ultima volta fu nel 1966, poi chiuse, riaprendo dal 2003 al 2008 per le processioni del venerdì santo dei devoti delle parrocchie della Madonna del bosco e di Longuelo. E martedì sera riaprirà per una preghiera per il triduo dei defunti. Morandi Daniela Pagina 08
Il Santo Sepolcro, tesoro ritrovato
Il Santo Sepolcro di Astino, un complesso monumentale del monastero, è stato riaperto dopo 47 anni di oblio e incuria. Il restauro, costato quasi 4 milioni di euro, è stato finanziato da diverse istituzioni, tra cui la Fondazione Mia e la Regione Lombardia. Il complesso include una chiesa, un portico e un sottosuolo con absidi romaniche. La chiesa ha riaperto le porte ai fedeli, chiuse nel 1966. La cerimonia inaugurale è stata seguita da autorità civili, militari e religiose, e si è tenuta una messa. Il restauro ha permesso di riscoprire la storia e le decorazioni del complesso, tra cui fregio e decorazioni cinquecentesche del soffitto.
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