Il Rinascimento romano? Si può identificare praticamente con un solo artista anche se noto esclusivamente agli addetti ai lavori: Antoniazzo Romano (Roma 143540 - 1508). Il Rinascimento romano? Si può identificare praticamente con un solo artista anche se noto esclusivamente agli addetti ai lavori: Antoniazzo Romano (Roma 143540 - 1508). Un pittore che ha riempito di capolavori la Città Eterna e gran parte delle province laziali. Ma a cui solo ora, quasi incredibilmente, viene dedicata la sua prima mostra monografica, nelle sale monumentali del piano terra di Palazzo Barberini. È un evento espositivo quasi epocale, interamente promosso e prodotto dalla Soprintendenza Speciale per il Polo museale della città di Roma, ben guidata da Daniela Porro. «Nell'ambito dei 200mila euro stanziati per la mostra racconta la Porro il nostro laboratorio ha anche restaurato molte delle opere esposte, riportandole allo splendore originario. Tutto il nostro personale interno ha collaborato alla realizzazione di questa pregevole iniziativa ed abbiamo dimostrato che si può riscoprire e valorizzare un grande artista senza spendere cifre eccessive, con parsimonia, ma senza sacrificare niente della qualità scientifica dell'evento». Curata da Anna Cavallaro e da Stefano Petrocchi, la rassegna presenta circa 50 opere, fra polittici, grandi pale, piccoli dipinti devozionali, tavole fondo oro e un bellissimo ciclo di affreschi staccati. E in mostra non c'è solo «Antonius de Roma», come si firmava l'artista, ma anche un sintetico panorama di pittori gotici che lo hanno preceduto nell'Urbe e di maestri che lo hanno influenzato, fra cui Melozzo da Forlì, Benozzo Gozzoli, Perugino. Il percorso si conclude con i suoi eredi, primo fra tutti il figlio Marcantonio Aquili, continuatore della bottega paterna. Formatosi sugli esempi di Piero della Francesca e Domenico Ghirlandaio, Antoniazzo Romano collaborò con Melozzo, Perugino e Piermatteo d'Amelia, il grande artista umbro riscoperto da Federico Zeri. Insomma, divenne un pittore di successo, con una bottega ampia e sempre al lavoro, situata nell'odierna Piazza Rondanini. Morì ricco, in quel 1508 che vide l'arrivo a Roma di una star come Raffaello. I suoi committenti erano alti prelati della curia romana, comunità religiose ed esponenti dei ceti nobiliari. La sua formula vincente fu quella di recuperare i fondi oro e la profonda sacralità delle icone medievali, aggiornandole con le novità rinascimentali ma mantenendo una sorta di purezza originaria, apparentemente ingenua e «primitiva», che lo portava ad esempio a non rispettare le proporzioni nella rappresentazione dei devoti, dipinti sempre molto più piccoli delle figure principali. Con accorta sensibilità, Antoniazzo sapeva far digerire ai suoi committenti le rivoluzionarie novità rinascimentali condendole con arcaismi più tradizionali e rassicuranti. I volti angelici e, al tempo stesso, realistici delle sue Madonne incastonate come gemme in abbaglianti superfici dorate seppero conquistare il primato nella pittura dell'Italia centro-meridionale. «Ed era pure un pittore molto colto spiega ancora la Porro come si vede, oltre che dai suoi riferimenti iconografici, anche dalla raffinata scrittura capitale epigrafica con cui firmava tutte le sue tavole». Fra le grandi pale d'altare esposte ne spiccano due in particolare: l'ancona proveniente dalla chiesa di San Francesco a Montefalco con due dei tre santi dai colori soavemente paradisiaci, quasi alla Beato Angelico e la mirabile Annunciazione di Santa Maria sopra Minerva, realizzata per l'anno giubilare 1500. In quest'ultima opera è colmo di dolcezza materna il gesto con cui la Madonna offre la dote alle fanciulle vestite di bianco. Né vanno dimenticate la Madonna col Bambino del Museo Diocesano di Velletri, la Madonna col Bambino e Santi della stessa Galleria nazionale d'arte antica di Palazzo Barberini, il San Vincenzo Ferrer del Museo del Convento di Santa Sabina a Roma, l'Annunciazione del Pontificio Collegio Germanico Ungarico, sempre a Roma. La mostra viene infine completata da un itinerario alla scoperta delle opere di Antoniazzo nella capitale, dall'Annunciazione del Pantheon alle Storie della vera Croce nella Basilica di Santa Croce. Nella foto «Natività» Gabriele Simongini