IL MACRO cambia casa tra le polemiche. Con la delibera sul nuovo organigramma del Comune il Museo di Arte Contemporanea di via Nizza e dell'ex mattatoio di Testaccio viene sfilato agli storici dell'arte della Sovraintendenza capitolina, dove veniva diretto ad interim da Alberta Campitelli, e affidato al Dipartimento Cultura, coordinato da Maria Cristina Selloni. Ma già si pensa che alla fine potrebbe essere affidato all'azienda speciale del Palazzo delle Esposizioni e delle Scuderie del Quirinale. COSÌ, dopo le gestioni Eccher, Barbero e Pietromarchi, si comincia una nuova partita, mentre prima, già ai tempi degli assessori Borgna e Di Francia, si pensava di affidare il museo a una fondazione vera e propria. L'assessore alla Cultura Flavia Barca: «La strada della fondazione non è percorribile perché la spending review lo vieta. Il nostro obiettivo è quello di dare al Macro un'identità ancora più forte che accompagni al suo ruolo di spazio museale anche quello di promozione di talenti e di creatività. Il secondo passo sarà quello di nominare un direttore che sappia realizzare quest'idea. La mostra di Qureshi rappresenta il principio di innovazione che vogliamo perseguire. Per il resto il museo di Zoologia è stato riportato sotto la sovraintendenza capitolina, così da riunificarlo agli altri musei civici, e all'interno del Dipartimento abbiamo costituito una nuova unità organizzativa che si chiama "Cultura bene comune", un luogo dove l'amministrazione ascolta le esigenze del territorio». Attacca l'ex assessore alla Cultura Umberto Croppi: «Quella del Macro è un'iniziativa inspiegabile che risponde a una logica che non condivido. Io come assessore avevo varato la struttura museale del Macro e pensavo a una fondazione. Ora viene azzerato tutto. Sono stupito che una decisione così importante non sia stata presa coinvolgendo il mondo che ruota intorno all'arte contemporanea».