LA CHIESA cade a pezzi? La restaura il prete grazie alla sua liquidazione. A vuoto una pioggia di richieste, monsignor Antonio Scarcione, rettore di San Giovanni, a Piazza Armerina, ha deciso di finanziarne il recupero sborsando di tasca sua 11 mila euro. «BASTA. Dopo decenni di richieste, solleciti e appelli, ho deciso di pagare con i miei risparmi i lavori di restauro della chiesa - racconta Scarcione - perciò ho fatto ricorso al trattamento di fine rapporto che mi è stato riconosciuto a chiusura della mia lunga carriera di dirigente scolastico». Quella di San Giovanni è una straordinaria chiesa settecentesca interamente affrescata. Un monumento che da solo vale una visita nella città nota per la Villa romana del Casale. L' edificio fu ricostruito nel 1615 su un precedente impianto quattrocentesco. Al suo interno un vasto ciclo di affreschi eseguiti nella prima metà del Settecento dal pittore fiammingo Guglielmo Borremans e dai suoi allievi. Una testimonianza pittorica seriamente compromessa: infiltrazioni, umidità, collasso dei pigmenti tratteggiano un drammatico stato di conservazione degli affreschi. Varcata la soglia del pesante portone in legno intarsiato, la cappella si staglia ariosa e solenne. Gli azzurri cangianti del pittore di Anversa si intersecano con le terre dalle tonalità tenui del pastello. È un tripudio di allegorie e figure. Da decenni Soprintendenza e assessorato regionale ai Beni culturali ricevono allarmate segnalazioni di enti e associazioni. Gli affreschi sono in un evidente stato di sofferenza. Le pitture in affresco sono state fissate da ampie velinature. Il tentativo disperato è quello di contenere il distacco dei pigmenti causato dalle vaste infiltrazioni di umidità. Il rischio è che i lavori continuino a essere rinviati. «Ho deciso di adottare questa estrema risoluzione autofinanziando i lavori, perché credo che quello attuale sia un punto di non ritorno - continua l' ex preside - Si tratta di affreschi, non di pitture. Se non interveniamo immediatamente li perderemo definitivamente. È questo un atto di barbarica disattenzione». Il primo intervento eseguito grazie all' autofinanziamento di monsignor Scarcione è stato dedicato al recupero di un pulpito in legno. Il manufatto, finemente intarsiato e risalente alla prima metà del XVIII secolo, è stato restaurato dal laboratorio "Ennaion" di Enna. «Abbiamo chiesto l' autorizzazione alla Soprintendenza, che l' ha concessa - spiega il rettore della chiesa di San Giovanni - I prossimi lavori che abbiamo programmato riguarderanno la collocazione del pulpito e la sistemazione di un altare laterale. Serviranno però altri soldi: per gli affreschi somme di una certa entità. Sarò dunque costretto a chiedere un finanziamento in banca. Ma intendo proseguire, senza attendere più la solita lettera con la quale mi si comunica che l' amministrazione regionale non può far fronte alle mie richieste per mancanza di fondi». Oltre ai danni del tempo, la chiesa di San Giovanni ha subito nel corso degli anni anche gravi episodi di saccheggio. Nel gennaio del 2005è stata espoliata di pregevoli opere. I ladri hanno divelto le grate della cantoria e si sono calati dall' alto all' interno della cappella. La chiesa era priva di ogni impianto di antifurto. Furono portati via un velo raffigurante l' Agnus Dei in taffettà di seta e avorio, un prezioso calice di bottega palermitana in argento sbalzato, risalente al 1753, una splendida Madonna della Purità, olio su tela di autore anonimo, probabilmente di scuola napoletana, mentre dall' altare maggiore scomparve un leggio in legno, sbalzato e cesellato in argento. E per completare l' opera, dall' altare laterale i ladri fecero sparire un raffinatissimo dipinto della Madonna "Sine Labe".