In cima a un ponteggio, a quattro metri di altezza, Anita e Valentina lavorano in silenzio mentre ai loro piedi, nel cortile d'onore di Brera, c'è il solito brusio di studenti che transitano e di turisti incuriositi che alzano lo sguardo per sbirciare dentro i teli trasparenti che limitano l'area di cantiere. Inginocchiate alle spalle di Napoleone, le restauratrici accarezzano con delicato vigore la scultura utilizzando tamponi di cotone imbevuti in un solvente non tossico individuato dopo numerose prove. È il butil acetato e pare sia il prodotto migliore per scrostare gli strati di vernice nera rimasti dall'ultimo restauro, nel 1992, e quelli della corrosione da acqua battente, come la chiamano i tecnici, dovuta a un mix di inquinamento atmosferico e pioggia acida che hanno alterato il colore del bronzo lasciando evidenti tracce verdi acquamarina. L'obiettivo è riportare alla luce la patina nobile che ricopre il bronzo, quell'ossidazione naturale color verde malachite (molto più scuro) che si può riscontrare solo in alcuni punti della statua rimasti intatti, come l'interno della coscia destra. È così che il restauro del "Napoleone come Marte Pacificatore", realizzato da Antonio Canova nel 1811 per il Palazzo del Senato e sistemato nel 1859 all'ingresso della Pinacoteca, omaggio all'imperatore che nel 1809 fondò la Real Galleria di Brera, è diventato uno show. Di comune accordo, Soprintendenza, Amici di Brera e Bank of American Merrill Lynch che finanzia l'operazione con 221 mila euro - hanno deciso di fare del lavoro di restauro uno spettacolo per la città. «Abbiamo vinto un bando di concorso internazionale - spiega la soprintendente Sandrina Bandera - che ci permette finalmente di intervenire sulla statua. Oltre alla corrosione della superficie, ha problemi di stabilità dovuti alle crepe nel basamento che la mettono in pericolo. Tutta l'operazione, che comprende anche l'inserimento di un disco di raccordo tra il bronzo e il piedistallo per darle un migliore equilibrio, sarà visibile». Per dodici mesi, dunque, Napoleone verrà "curato" sotto gli occhi di tutti. Un lavoro certosino e manuale, reso possibile non solo dalle indagini preliminari, ma anche dalla costante collaborazione scientifica del Cnr e dell'Istituto per la conservazione e la valorizzazione dei beni culturali (ICVBC) che ogni 15 giorni controlleranno la superficie del bronzo per misurare la velocità di corrosione (per sviluppare un protettore ad hoc per questo ambiente) e gli spessori raggiunti dalla pulitura. Perché sarà un'operazione millimetrica. L'opera è un esemplare eccezionale, una delle prime sculture in bronzo intere di queste dimensioni: due tonnellate e mezzo di peso, oltre quattro metri di altezza, realizzata, a partire dal modello in gesso di Canova, da Francesco Righetti, fondatore delle fonderie di Vaticane. «Ai tempi non esistevano gli altiforni - spiega Mario Colella, responsabile del restauro - Le statue venivano fuse utilizzando uno stampo in cera, colatea testa in giù e poi lasciate per sette giorni a una temperatura di mille gradi. Operazione difficile quando bisognava usare i forni a legna. Tanto che la prima scultura non venne bene e Righetti dovette rifarla». La parte più spettacolare arriverà a gennaio quando la statua sarà sollevata da due gru e coricata orizzontalmente in una teca in vetro sintetico progettata dall'architetto Mario Bellini per permettere ai tecnici di analizzarne l'interno. Sotto la pianta del piede destro sarà introdotta una sonda per cercare,e rimuovere, tracce di ferro d'armatura rimaste che possono arrugginire intaccando l'opera. Almeno un paio sono già state individuate dall'analisi a occhio nudo della superficie, ma potrebbero essercene altre.