Otto anni di oblio dalla scoperta delle sei cavità. Ma ora potrebbe arrivare la svolta "Facciamone un geoparco per gli speleologi" In Puglia, almeno, potrebbero essere seconde solo alle grotte di Castellana. E il condizionale è d'obbligo, visto che le grotte Montenero Dellisanti, scoperte in una cava a Minervino Murge il 19 maggio 2005, non sono mai state esplorate fino in fondo. Anzi, a quanto è dato di sapere, è dai rilievi successivi alla scoperta che nessuno se n'è più preoccupato. Tranne il geologo Ruggiero Dellisanti che, artefice del ritrovamento avvenuto casualmente durante un mandato della Procura di Trani, della quale lo studioso era consulente tecnico d'ufficio, denuncia adesso che cosa non è successo durante questi otto anni. «Fu in occasione di un'attività un controllo che racconta entrato nella cava della Beton Minervino srl mi resi conto di essere in presenza di fenomeni carsici di particolare importanza: sulle pareti di scavo erano già evidenti stalattiti e concrezioni carbonatiche». Le grotte, insomma, erano state come sezionate durante l'attività estrattiva che, nonostante le concessioni scadute, continuava regolarmente tanto che, segnalata la vicenda in Procura, la cava finirà sotto sequestro. Mentre, subito dopo il ritrovamento, un'esplorazione del sito, su incarico della stessa Procura, verrà effettuata dagli speleologi del Cars di Altamura che, introducendosi nelle cavità, le cartografano e catalogano trovando dinanzi a sé un sistema di 6 grotte non comunicanti fra loro, la più profonda delle quali si spinge a ottanta metri sotto terra. Solo che, ora, otto anni dopo, e sopraggiunto nel frattempo il dissequestro dell'area, si è giunti forse a un punto di svolta. Proprio nei giorni scorsi, durante un convegno a Minervino, spiega Dellisanti, «il sindaco ha annunciato la volontà e l'impegno dell'amministrazione a valorizzare il sito mediante azioni utili in primo luogo a mettere in sicurezza l'area il cui accesso allo stato attuale è interdetto per tutelare la pubblica incolumità anche agli stessi proprietari e a ragionare poi sull'utilizzo di quest'area. Fra le proposte in campo, tuttavia, la più realistica dare vita a un geoparco che possa così coniugare i caratteri geologici del geosito con i motivi di interesse archeologico che giungono da una vicina area, dove negli ultimi anni sono stati rinvenuti reperti risalenti all'età del Rame». E se le grotte non appaiono di facile fruizione turistica, almeno al momento, e secondo un percorso di visita così come lo si può immaginare per Castellana, un'alternativa è anche quella di usare la cava e gli ipogei circostanti, suggerisce Dellisanti, «per creare un centro internazionale di speleologia, in grado di richiamare esperti da tutto il mondo per scendere così all'interno delle numerose cavità presenti sul territorio. Bisogna immaginare che, infatti, nell'intero bacino di Minervino, risultano censite 44 grotte carsiche di varie dimensioni e caratteristiche». Un'operazione che, per la sua realizzazione, non potrebbe prescindere dal sostegno della Regione. E qui l'assessore alla Qualità del Territorio, Angela Barbanente, assicura pieno interesse: «L'attività della Regione continuerà a svilupparsi ai fini della conoscenza, tutela e valorizzazione del sito. Grazie all'inserimento del sito nel Catasto regionale delle grotte è garantita la conoscenza del luogo che, tuttavia, può e deve essere approfondita. Lo stesso vale per la tutela prevista dal Piano paesaggistico che può essere estesa e resa più efficace in relazione a un quadro di informazioni maggiormente approfondite». Sul versante della valorizzazione, invece, ricorda l'assessore «il ruolo attivo e propositivo degli enti locali e dell'associazionismo è essenziale, fatto salvo che gli stessi proprietari della cava potrebbero essere coinvolti in questa stessa fase. Mi riservo di approfondire, dunque, cosa sia accaduto in questi otto anni e di poter chiedere all'Università di Bari, e alla Federazione speleologica, ulteriori esplorazioni sul campo e indagini, finalizzate a comprendere le forme di salvaguardia e valorizzazione di questo straordinario patrimonio».