QUI, sotto gli occhi tutti, siamo nel cuore della città. E, già in piazza Diaz, s'incontrano i primi tangibili segni di una Bari condannata a un immobile stato di abbandono. Da anni ormai lo sguardo dei passanti incrocia quel che resta dei bagni pubblici automatici a pagamento, un esperimento malriuscito evidentemente se è vero che, vandalizzati in ogni modo, sono inattivi da sempre. Porte e pareti imbrattate a colpi di bombolette spray, ad aiutare la datazione di questo reperto di archeologia urbana - un po' come le telecamere del mai decollato progetto Poma, sopravvissute qua e là nel Murattiano - provvede il defunto distributore di siringhe per tossicodipendenti, dove la gettoniera domanda ancora monete da 500 lire, con buona pace dell'euro entrato in vigore nel 2002. E poco male che i bagni non funzionino: la gente continua a farla fuori, qui davanti alle porte o dove capita. Alle 11 del mattino quel che sopravvive del manto erboso è disseminato di rifiuti: scarpe, vestiti, tappeti di cartone usati forse come giacigli da qualche clochard. Anche i cestini sono stracolmi, segno tangibile che nessuno si è preoccupato di svuotarli. Come pure il malvezzo di conservare i ceppi rinsecchiti degli alberi recisi, praticamente ovunque nei giardini baresi, rappresenta la testimonianza dell'assenza di nuove piantumazioni e di una radicata consuetudine del lasciar fare. Volti l'angolo e, dinanzi all'eterno cantiere di largo Adua, fosse l'unico peraltro, incontri un altro fazzoletto di verde e lembo di lungomare negato. Ma tant'è. C'è almeno una recinzione a proteggere. Nei giardini di piazza Eroi del Mare, invece, i busti e monumenti sono regolarmente imbrattati dalle scritte dei soliti idioti (ce n'è una, «Knock-out», da almeno un paio d'anni), mentre nel dirimpettaio giardino Fabrizio De André i pensionati rimediano alle panchine di pietra fatte a pezzi, sedendosi sulle casse di birra recuperate magari dal vicino Chiringuito. E chissà, dinanzi al degrado e alla sporcizia, forse qualcuno avrà pensato di assecondare le lezione dello chansonnier genovese, quando nella sua Via del Campo cantava «dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior». Solo che qui, di boccioli di rosa, non v'è finora traccia. Anzi. Meglio non proseguire oltre. Nei giardini di piazza IV Novembre resiste, appena riconsegnato dal Fai, il busto restaurato di Giuseppe Massari, incorniciato da uno scenario - tra rifiuti, panchine rotte da anni e una fontana imbrattata da scritte che sembrano d'ordinanza - che è la puntuale negazione del più vago senso del decoro urbano. Come per l'edificio dell'ex mercato del pesce, le pareti consumate dall'incuria e all'interno un disordinato mercatino, dove si accetta il degrado e si protesta invece per la presenza in piazza di un ammasso di ferraglia arrugginita. Non deve contare molto di più per nessun altro in città la Carbonaia, l'opera di un maestro dell'arte contemporanea come Kounellis, se è vero che, dal 2010, non c'è mai stato un cartello a mo' di didascalia per spiegare che non è di ferraglia che si tratta. (a.d.g.)
PUGLIA - Statue imbrattate e panchine rotte viaggio nello scempio al decoro
In piazza Diaz, a Bari, si trovano i resti di un esperimento di bagni pubblici automatici a pagamento, vandalizzati e inattivi da anni. Le porte e le pareti sono imbrattate con bombolette spray. I bagni non funzionano e la gente continua a gettare rifiuti lì. In altri luoghi della città, come largo Adua e piazza Eroi del Mare, ci sono cantiere e giardini degradati. Nei giardini di piazza IV Novembre, il busto restaurato di Giuseppe Massari è incorniciato da uno scenario di rifiuti e scritte. L'ex mercato del pesce è anch'esso degradato e ci sono mercatini di ferraglia arrugginita.
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