SE UNA cosa si rimpiangerà delle domeniche a piedi, sarà quel clima di vacanza che faceva dei milanesi dei turisti della propria città. Turisti esperti perché farsi tali presuppone una certa esperienza della città, dei suoi luoghi dei suoi percorsi che rischiano, altrimenti di rimanere segreti anche per chi vi vive da anni. Così che, meritevolmente, il Comune in quelle occasioni moltiplicava le iniziative, apriva monumenti e cortili, riscopriva spazi per destinare alle più diverse attività. Quell'esperienza è, si spera provvisoriamente, archiviata per stringenti motivi di bilancio, eppure era quella la città da presentare ai turisti. Che questa città la possono vivere solo per pochi giorni e che non sempre offre loro il meglio di sé. Eppure, dichiarava solo poche settimane fa il sindaco Giuliano Pisapia, le presenze straniere a Milano sono aumentate del 40 in quattro anni. Così che, aggiungeva, «nei sei mesi dell'Esposizione universale del 2015, la città si trasformerà in un gigantesco "fuori Expo": una girandola di eventi capaci di saldare cultura, lavoro, divertimento. Il punto di forza dovrà essere l'accoglienza: aperta, positiva allegra». Ottimi propositi, cui devono però corrispondere adeguati investimenti, quelli annunciati ad esempio per la cosiddetta «standardizzazione del prodotto turistico» avviati da Enit, Regione Lombardia, Camera di commercio. Molto si sta facendo sul "software" urbano per trasformare la città in una vera smart city.