«Oggi la villa è malandatissima». Così scriveva di Villa Gozzadini, nel 1970, Gianfranco Civolani, in una sua utile guida dal titolo «I segreti della provincia di Bologna». La necropoli che il patrizio archeologo scoprì negli scavi compiuti nei pressi della sua dimora di campagna diede il nome a quella civiltà «villanoviana» che, appunto, ha reso celebre nel mondo la frazione del comune di Castenaso. Eppure, quarantatré anni più tardi, la Villa è ancora «malandatissima» ed è mal leggibile perfino la lapide commemorativa appostavi sulla facciata, a lode della famiglia che rese possibile per merito particolare di Gozzadina Gozzadini Zucchini la nascita della nostra illustre Clinica pediatrica (per i bolognesi, «il Gozzadini»). Non si tratta solo di deprecare l'incuria in cui giacciono molti luoghi storici, che, tra Bologna e provincia, diedero i natali a tanti nostri concittadini, che furono il pregio e l'onore, come della città dello Studio, così pure dell'Europa tutta e dell'intero mondo civile. Per rimanere a Castenaso, non sono distanti da Villa Gozzadini le memorie che riguardano Gioacchino Rossini, che si sposò con Isabella Colbran nel Santuario della Madonna del Pilar e che, a Villa Colbran, oggi distrutta, compose opere come la «Semiramide». Fiesso, del resto, serba memoria viva e attuale del genio clinico di Alessandro Codivilla? Ozzano ricorda Enrico Panzacchi e Cesare Gnudi? Le isole felici non mancano. Bazzano, ad esempio, molto ha fatto e fa per Tommaso Casini, il bisnonno laico e libertario del leader udc Pier Ferdinando. Sicché, quando mi sono trovato dinanzi il fantasma di Villa Gozzadini, ho provato un moto di sdegno «politico», per la consapevolezza che le vite, i luoghi, gli itinerari biografici e professionali di artisti, scienziati, scrittori, docenti, industriali, dovrebbero e potrebbero costituire il tessuto connettivo e l'identità profonda (non fittizia, non solo politico-amministrativa) della futura città metropolitana. Se ne dichiaravano persuasi, giorni addietro, Daniele Donati, presidente dell'Istituzione Biblioteche del Comune di Bologna, la storica dell'arte Claudia Collina (dell'Ibc) e l'architetto Daniele Vincenzi, in una conversazione tenuta al Collegio Venturoli. Da anni, per diletto, ho accumulato fogli di appunti su possibili e auspicabili percorsi biografici nel nostro territorio. Eppure, a volte, quando rileggo quelle pagine, esse suscitano lo stesso sentimento avvertito al cospetto di Villa Gozzadini: abbandono, mestizia, con un senso quasi di colpevole spreco. Sul piano individuale, il rimedio è forse la fede nella vitalità della tradizione, nella necessità di tradurla per non tradirla. Sul piano generale, il rimedio sta nella speranza che delle memorie del nostro passato, che sono un vero semenzaio di futuri sentieri, non si dica un giorno quel che Dante scriveva delle leggi italiane: «chi pon mano ad esse?».
Castenaso (BO). I sentieri sbiaditi della memoria
La villa di Castenaso, nota come Villa Gozzadini, è malandatissima e mal leggibile, anche la lapide commemorativa. Questo è stato notato anche 43 anni dopo la scoperta della necropoli villanoviana, che ha reso celebre la frazione di Castenaso. La villa è stata oggetto di deprecazioni per l'incuria in cui si trova. Altre località storiche della zona, come Ozzano, Bazzano e Bologna, hanno anche subito problemi di manutenzione. L'autore del testo lamenta che le vite e i luoghi di artisti, scienziati e altri personaggi storici non siano considerati per la futura città metropolitana.
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