Ripristinati i solai, il resto è abbandono e incuria AVERSA Once upon a day: c'era una volta. Così è sopraggiunta la brama di un racconto di nobili e remote origini che avvenne in un luogo magico. Non alludiamo a Firenze, Bologna o altro, ma ad Aversa, la più importante cittadina dell'Agro aversano, storicamente nota come la prima contea normanna del Meridione sorta nel 1022 . Ebbene, proprio ad Aversa hanno avuto i natali grandi uomini. A chi vogliamo alludere? Alla permanenza normanna del musicista Domenico Cimarosa, nato ad Aversa il 18 dicembre del 1749 da Gennaro e Anna Di Francesco. Di umili origini, Domenico Cimarosa trascorse la sua prima infanzia (fino ai sei anni) al Vico II Trinità, attuale via Domenico Cimarosa, in un vano terraneo di pertinenza ad un nobile palazzo ove la madre svolgeva le mansioni di lavandaia e portinaia. In quegli anni ad Aversa vi era una forte presenza del clero e ciò determinò lo sviluppo notevole di scuole di musica e canto. Dal libro Il piccolo musicista, vita aversana di Domenico Cimarosa, di Franco Maiorca e Salvatore Palladino, sono state estrapolate alcune scene familiari dei primi anni di Cimarosa ad Aversa. L'Istituto comprensivo ''Parente" grazie alla dirigente scolastica Enrichetta Ferrara, ha proceduto allo studio e alla drammatizzazione di gustosi virgolettati del testo cimarosiano. Unici ed autorevoli protagonisti, gli studenti. «Lavorare con questi ragazzi è stato qualcosa di meraviglioso in quanto semplicemente talentuosi», spiega Aniello Andreozzi, direttore teatrale. Dalla lettura (e ascolto) delle battute vien fuori uno spaccato di vita quotidiana che ha per protagonista la famiglia Cimarosa. La necessità impellente di lavoro nel 1756 indusse il muratore Gennaro, papà di Domenico, a trasferirsi repentinamente a Napoli per lavorare come operaio presso i cantieri della costruenda Reggia di Capodimonte, prendendo in fitto una modesta abitazione nei pressi della chiesa e del convento di San Severo al Pendino dove la madre continuò a svolgere l'attività di lavandaia per i padri domenicani. Fu proprio in questo ambiente che il giovane Domenico ricevette i primi rudimenti musicali dall'organista del monastero padre Polcano. Dimostrò subito di avere molte doti per la musica tant'è che nel 1761 fu ammesso al Conservatorio di Santa Maria di Loreto, dove rimase undici anni. In seguito il padre morirà cadendo proprio da un'impalcatura allestita per i lavori alla Reggia. In pochi anni Domenico divenne un abile violinista, clavicembalista e organista, nonché un talentuoso cantante, abbinando ai suoi doni innati una rilevante mitezza ed affabilità ed un diligente studio. Il suo principale luogo rappresentativo fu il Teatrino di Corte che è uno storico teatro di Napoli, ubicato all'interno del Palazzo Reale e che rappresenta di fatto la prima sala dell'imponente appartamento. A proposito di Aversa, cosa è rimasto dell'antico Palazzo Cimarosa? Uscendo lungo la curvilinea strada omonima, subito dinnanzi il portone antico c'è una lapide marmorea a ricordo della residenza dell'eminente personalità. Oggi la struttura è interamente definita ''Palazzo Cimarosa", ma in realtà il piccolo palazzotto nobiliare possedeva tutt'altro nome e la reale residenza del clavicembalista normanno era invece ubicata nel terraneo sottostante. L'attuale proprietaria di tale basso è la famiglia Mungiguerra. Cosa dire dei piani superiori? Attualmente fatiscenti. Sembra che in passato ci sia limitati a ripristinare soltanto i solai, senza alcun altro accorgimento né di tipo tecnico che decorativo, lasciando in disfacimento un luogo che potrebbe dare avvio ad un percorso turistico di rilevanza notevole. A seguito di un incontro ad aprile con la soprintendente ai Beni architettonici Paola Raffaella David, il Comune di Aversa ha goduto dell'approvazione del progetto preliminare per i lavori di completamento statico, di recupero e di restauro di Casa Cimarosa. Nel vicino mese di maggio nella cittadina normanna sono state rimesse in luce alcune nascoste bellezze artistiche del luogo, utilizzandole come location e rispettando in pieno le regole della spending review.