Caro Conti, torno con un argomento già in precedenza da me trattato. Sono il monteverdino (di nascita e di costante residenza per tutto il corso dei miei 85 anni) che raccontava lo stato pietoso in cui versavano le Mura Gianicolensi nel tratto in discesa che da Largo Berchet scende al viale di Trastevere. Moltissimi anni fa (mi sembra di ricordare che l'Amministrazione capitolina era condotta dal professor Argan) un largo tratto delle mura crollò a seguito di un forte temporale che colpì Roma. Dopo un intervento di transennatura e consolidamento, nient'altro venne fatto e quel tratto di strada, che costituiva la più rapida via di accesso al quartiere e, perché tale, adoperata dal traffico automobilistico è rimasta interdetta nel senso di salita. Quel che è più grave e che nulla è stato fatto nell'area recintata, sicché sono spontaneamente nati e cresciuti alberi di varia natura e che ad oggi hanno assunto altezza e grandezza di non poco rilievo, soprattutto se valutata in relazione al fatto che sono sorti in sede stradale. Ora ho notato (utilizzo in discesa quella strada quasi quotidianamente) che piante e vegetali di ogni tipo hanno invaso l'intero percorso delle mura, ragione per cui altri dissesti sono ipotizzabili nell'immediato futuro. Aggiungo che tutto il quadro di assieme, assolutamente selvaggio, non è degno di una Capitale Giuseppe Grazzini Caro lettore, quella discesa mi è ben nota. E anch'io mi chiedo come mai tutto resti da tanto tempo in uno stato di abbandono così miserevole. Continuiamo a raccontare storie di degrado. Con scarsi risultati, purtroppo. Lo dico con amarezza perché mi piacerebbe poter affermare il contrario. pconticorriere.it