Gentile Direttore non possiamo che rallegrarci di come sia letteralmente decollata l'attenzione per l'archeologia de Il Tempo , da quando Lei ha assunto la direzione del foglio di Palazzo Wedekind. Se non che, l'articolo del 25 ottobre, intitolato "Anfore, statue, colonne e capitelli. Centro storico abbandonato", a firma di Davide Di Santo e Natalia Poggi, riporta riflessioni errate e contraddittorie che richiedono una precisazione da parte della Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma. In particolare: 1) come evidenziato da una delle fotografie pubblicate, le anfore conservate vicino alla Domus Tiberiana, in collocazione temporanea, sono protette da strati di tessuto traspirante. Può capitare che il vento ne sposti il bordo ma si tenga presente che le anfore non sono "vasellame in balia delle intemperie", come scritto da Il Tempo : chiunque conosca il Monte dei Cocci sa, infatti, che si tratta di anfore accumulate e "in balia delle intemperie", da venti secoli circa, ma si conservano inalterate; 2) a poche righe dalla drammatica sottolineatura appena descritta, Il Tempo se la prende con i capitelli "incappucciati", vicino al tempio della Magna Mater. I quali capitelli sono lì collocati in attesa di essere rimontati al termine del restauro in corso. L'incappucciamento serve proprio per non lasciarli "in balia delle intemperie". 3) né nelle vicinanze della Magna Mater né altrove la Soprintendenza abbandona reperti che possano essere "infilati nello zainetto". Sappiano i lettori che per spostare capitelli e segmenti di colonna occorrono verricelli meccanici. Dunque non è proprio il prototipo di souvenir che un turista possa trafugare; 4) altra accusa occhiuta: nell'area della Domus Flavia la fontana del peristilio sarebbe invasa da erbacce e (sic!) "dai fiori di plumbago". Che orrore, un'aiuola invasa da fiori! Purtroppo di quella fontana è rimasto ben poco e il perimetro popolato con essenze dai fiori azzurri vuole ricordare la presenza dell'acqua: se la plumbago invade la fontana, grazie alla determinante collaborazione idro-termica dell'ottobre 2013, l'effetto progettato è garantito. Vero che anche qualche essenza spontanea è germogliata, ma questo capita nelle zone all'aperto; 5) le spettacolari pavimentazioni musive della Domus Flavia sarebbero coperte di muschio. Il primo errore è che si tratti di mosaici, essendo invece marmi montati in perfetta adiacenza, quel che gli archeologi chiamano opus sectile. Se ne conserva ancora oggi una piccola parte, perfettamente visibile, giacché ancora non esiste un'essenza, muschio compreso, in grado di radicare sul marmo. Perciò quel che i vostri giornalisti hanno visto avrebbe potuto essere descritto come un pavimento che conserva limitate parti di opus sectile, ancora visibili nella loro colorata composizione, mentre - nelle parti mancanti - la pozzolana è stata coperta da una suggestiva fioritura di un bel verde muschio; certo preferibile al beige polvere. 6) l'articolo chiude con una sventagliata di accuse, stavolta per i "tesori nascosti, quelli coperti per periodi spesso lunghissimi dalla sabbia". Ragionamenti così superficiali, almeno su un foglio tanto prestigioso, si potrebbero evitare se - prima di scrivere - il giornalista interpellasse i tecnici che per missione e passione proteggono le strutture antiche, anche con la sabbia se occorre, pur di renderle un giorno fruibili a tutti. In conclusione, si vuole ribadire che la Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma è ben felice di illustrare il proprio operato ai cronisti e non ha mai fatto mistero delle difficoltà operative che condizionano tempi e risultati delle operazioni di tutela. Quel che amareggia, in questo articolo, è la volontà di trasmettere ai lettori un senso di sciatteria, senza alcuna verifica delle ragioni di chi opera, per una più equilibrata considerazione dei meriti e dei limiti. Soprintendente
Nessuno tocca i reperti di Roma
Il direttore di Il Tempo ha espresso soddisfazione per l'attenzione generata dall'articolo "Anfore, statue, colonne e capitelli. Centro storico abbandonato" del 25 ottobre, a firma di Davide Di Santo e Natalia Poggi. Tuttavia, la Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma ha richiesto una precisazione per alcune affermazioni errate e contraddittorie presentate nell'articolo. La Soprintendenza ha precisato che le anfore vicino alla Domus Tiberiana sono protette da tessuto traspirante e non sono "in balia delle intemperie".
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