Sparite altre 49 opere d'arte nell'antico complesso monastico nel bergamasco Astino (Bergamo). Una vera razzia quella ai danni dell'antico monastero della Val d'Astino (XV-XVI secolo), in provincia di Bergamo. Quarantanove le ultime opere d'arte sparite: mancano all'appello tele, tra queste due di Ferdinando Orselli, allievo di Fra' Galgario, tutto il complesso della «Pietà» di Giovanni Sanz, pale d'altare, statue, croci, candelieri e parti dell'antico coro. Quando il quotidiano l'«Eco di Bergamo» ha diffuso la notizia la settimana scorsa, parlando del «sacco di Astino», le opere rubate erano 52, ma tre tele sono state «fatte ritrovare» subito dopo su una strada non lontana dal monastero. Lo «Sposalizio di santa Caterina» di Marcantonio Cesareo è la più danneggiata, essendo stata quasi strappata dalla cornice. La denuncia del furto, con l'elenco delle opere sparite, è stata consegnata alla Soprintendenza ai beni storici e artistici della Lombardia dalla Fondazione Mia che ha acquistato l'intero complesso monastico nel 2007. «Dal punto di vista tecnico spetta a loro denunciare il furto alle forze dell'ordine», ha dichiarato il presidente della società che gestisce il complesso (la Val d'Astino srl, interamente partecipata dalla Fondazione Mia, Ndr). Ma i carabinieri del nucleo Tutela del patrimonio artistico di Monza hanno convocato sia i rappresentanti della società sia la Soprintendenza per capire dove siano finiti i tesori di Astino descritti nell'ultimo inventario redatto nel 1973. Da quel documento risulta che la «grande razzia» che ha privato il monastero di centinaia di capolavori dura da anni.