SCAVI ARCHEOLOGICI La spada, nonostante la materia prima, il ferro, è riuscita a sopravvivere alla ruggine che distrugge il metallo Il «gladius hispaniensis» è una spada con una lama a due tagli, lunga una sessantina di centimetri, in uso nell'esercito romano dalla seconda guerra punica al primo impero. Un esemplare è stato trovato a Centuripe, nello strato di distruzione di una casa, databile dopo la metà del I secolo a. C.; l'unico altro esemplare da un contesto di scavo databile proviene da Delos. L'importanza dell'oggetto si deve quindi sia alla rarità (il ferro è particolarmente deperibile), sia al contesto di scavo ben databile. Nel caso Centuripe la distruzione improvvisa non sembra essere dovuta ad eventi bellici, ma piuttosto ad una situazione di disordini connessa alla riorganizzazione di Augusto nel 22 a. C. La spada era conservata in un angolo di un ambiente, assieme ad attrezzi agricoli di ferro. Nel portico antistante erano un palco di corna e un elemento di rivestimento per l'impugnatura di una di quelle lame; finito ma mai usato (nessun segno di ruggine sui forellini per i chiodi). Quindi: materia prima e un prodotto semilavorato. Al momento della distruzione della costruzione, si stava lavorando alla spada e agli attrezzi agricoli per rifinirli o ripararli. Altri oggetti in corno o in osso, una coppia di cerniere, una paletta per cosmetici, possono far pensare alla stessa attività; ma possono anche fare parte del corredo della casa. Lo scavo archeologico ovviamente non si limita al recupero di cose; nel corso di uno scavo scientificamente condotto, si raccolgono una serie di elementi, si registrano una serie di osservazioni; l'interpretazione di tutto ciò porta alla ricostruzione della "scena del crimine". Lo scavo archeologico è indagine distruttiva: determinate osservazioni si possono fare solo nel corso di uno scavo condotto secondo le regole; e vanno registrate in diretta. Le deduzioni, il ragionamento, si faranno dopo, su quegli elementi. Poi vengono i problemi della presentazione. La scena del crimine può essere discussa in una pubblicazione accademica (tale da fornire agli addetti ai lavori tutti gli elementi e la possibilità di valutare la correttezza delle deduzioni) eo presentata in una pubblicazione dal taglio più divulgativo (più scorrevole e tale da comunicare con i non addetti). Può essere presentata in un filmato (che presenta più o meno gli stessi problemi della pubblicazione a stampa). Altra cosa è la musealizzazione degli oggetti e l'archiviazione dei dati. E' chiaro che bisogna garantire l'integrità e la non dispersione degli oggetti e dei dati. Ma se ci si limita a disporre gli oggetti in teche a vetri, ben illuminate, si finisce per non comunicare. La presentazione asettica va bene per l'addetto ai lavori che avesse bisogno di visionare direttamente l'oggetto, conoscendo già la pubblicazione relativa; non riesce certo a comunicare con l'appassionato che vuole saperne di più, con la scolaresca, con il cittadino che va a vedere le "memorie patrie" (in sostanza: con l'utente del museo). Una spada e una roncola più o meno corrose dalla ruggine non sono particolarmente affascinanti; non lo sarebbero neanche da nuove, ma il restauro blocca (o comunque rallenta) la corrosione, non ripristina quello che non c'è. Ricorrere a illuminazioni sapienti ed effetti speciali, per creare spettacolarizzazione, rischia di avere un effetto deludente. Una qualsiasi spada di I secolo a. C. non è la punta della lancia che trafisse il costato di Gesù Cristo. Chiunque si rende conto che un manufatto di ferro vecchio di oltre venti secoli è per ciò stesso un oggetto raro. Per il resto c'è bisogno di un'esposizione che evochi tutto un blocco di dati. Evocazione, appunto, non organica informazione: chi vuole informarsi sta a casa e legge un libro, al museo si va per vedere. Una ricostruzione grafica è stata realizzata essenzialmente per la divulgazione, per esporre sinteticamente tutti i dati (con questa finalità è infatti utilizzata nell'esposizione al Museo archeologico di Centuripe, nel presentare gli oggetti relativi). Il crollo di grandi tegole curve documenta con certezza il tipo di copertura. Nell'ambiente antistante c'è una colonna di mattoni, ma non è stato identificato un crollo di tegole: è possibile quindi ipotizzare una tettoia di frasche. Sulla parete del portico si apre l'imboccatura di una cisterna. Le due figure umane sono state inserite non solo per le proporzioni, ma anche per compiere delle azioni, quelle documentate dai rinvenimenti. Ovviamente, la finestra è congetturale (il muro in quel punto non è abbastanza conservato). All'angolo è stata posta una mensola, con sopra gli oggetti di ferro e una coppa (i frammenti sono stati trovati in maniera tale da far pensare che stava in alto). Un elemento della ricostruzione chiaramente inventato, per contribuire a rendere l'ambiente, è la cassa sulla quale è stato disposto il vasellame; ci si è attenuti a un criterio di verosimiglianza, ispirandosi a diverse raffigurazioni compatibili per epoca ed ambiente. In cortile doveva essere collocata una macina per le granaglie per il consumo domestico, ne rimane un grosso frammento: si tratta di una macina rotativa manuale, di un tipo attestato in diverse parti del mondo greco almeno dal III secolo a. C.; in Sicilia almeno un esemplare di mola rotativa manuale è noto da Morgantina, negli strati più tardi di occupazione della città. I singoli oggetti non dovrebbero porre particolari problemi di riconoscibilità; l'unica eccezione è costituita dai due elementi di cerniere, due cilindretti forati di interpretazione non certo immediata: si è preferito non affidarsi a un dettaglio della scena ricostruttiva, ma mettere accanto all'oggetto un disegnino schematico che ne fa capire la funzione. 25102013