Due immobili sequestrati preventivamente e un ulteriore giro di vite. I guai continuano ad arrivare per il funzionario direttivo del Servizio parco archeologico greco-romano di Catania, con mansioni di gestore della contabilità, smascherato dalla Guardia di finanza dopo che per quasi due anni avrebbe portato avanti un furbo quanto squallido «giochetto». L'uomo, del quale non sono state rivelate dagli investigatori le generalità complete (sono state riferite le iniziali di nome e cognome - S. S. - nonché l'età: cinquantatré anni), dall'aprile del 2011 fino al giugno del 2013 abusando della sua posizione di pubblico ufficiale si sarebbe messo in tasca gli incassi del Teatro greco romano, facendo defluire nelle casse regionali somme davvero irrisorie. Di contro, avrebbe allegato prospetti mensili con false quietanze di versamento, che non soltanto riportavano importi notevolmente superiori rispetto a quelli indicati negli originali conservati presso la cassa regionale, ma che differivano sostanzialmente sia per la qualità della carta sia perché non riportavano il timbro in rilievo della Regione Sicilia. Alla fine qualcuno ha notato quelle differenze, ha deciso di non voltarsi dall'altra parte e così si sono iniziate le indagini della Guardia di finanza che hanno portato dapprima a deferire l'uomo all'autorità giudiziaria, quindi ad eseguire un'ordinanza di sequestro preventivo di beni disposta dalla sezione del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catania, su richiesta della locale Procura distrettuale. In pratica al funzionario sono stati sequestrati due beni immobili che serviranno a «tutelare» la Regione qualora l'autorità giudiziaria dovesse riconoscere l'uomo colpevole di quanto contestato: l'ammanco sarebbe di circa 218 mila euro, tanto quanto sono stati valutati i due immobili in questione. c. m. 23102013