Un cielo che, senza più macchie gialle, si è fatto azzurro, i ricami d'oro della camicia che riprendono spessore, il blu del broccato dell'abito che torna a essere morbido e vellutato, le piume della freccia che sono illuminate da pagliuzze anch'esse dorate. In poche parole: il San Sebastiano di Raffaello sta tornando a splendere. Un termine forse poco tecnico, ma che descrive il processo di «work in progress» del capolavoro di Raffaello che, da qualche mese, si trova presso la Soprintendenza di Brera per un restauro che sta ridando al dipinto tutto il «suo magnifico equilibrio cromatico», come lo definisce il Conservatore dell'Accademia Carrara, Giovanni Valagussa. Era il 10 di giugno scorso quando il capolavoro, di rientro da Tokyo dove era stato esposto per tre mesi al National Museum of Western Art, era stato dirottato direttamente al laboratorio, per un periodo previsto di circa 8 mesi, secondo un progetto proposto e voluto dalla Soprintendente di Milano, Sandrina Bandera. Tanto, infatti, era stimato il tempo necessario per portare a termine il restauro «estetico» che, preceduto da uno studio propedeutico (indagini ottiche di ogni tipo, analisi spettrometriche sulla composizione chimica dei pigmenti, di grafici e rilievi, di tabelle e confronti), riguarda esclusivamente la superficie pittorica (e non la tavola in legno). «Siamo a metà dell'opera», rimarca Mariolina Olivari, direttore del laboratorio di restauro, dove con «pazienza scientifica e una rigorosa cautela» come sottolinea Amalia Pacia che è funzionario della Soprintendenza per l'Accademia Carrara, opera ogni giorno la restauratrice Paola Borghese. Alle sue sapienti mani, capaci di muoversi con attenzione e precisione chirurgica, è affidata l'opera che rappresenta uno dei gioielli della pinacoteca. Il restauro, così come rileva ancora Valagussa «non è diventato necessario perché il dipinto si sia rovinato e non è dovuto a ragioni di urgenza conservativa. È però opportuno perché il dipinto possa essere visto in tutta la sua pienezza cromatica, il più vicino possibile alla sua condizione originale, pur rispettando e mantenendo il suo carattere di oggetto antico, ma non inutilmente "sporcato" dall'ingiallimento superficiale della verniciatura». Partiamo proprio da questo. «Il dipinto presentava una serie di interventi pregressi - spiega Borghese - di cui uno solo documentato, risalente al 1932. Quindi si è trattato di assottigliare i materiali di restauro che si trovavano sulla superficie pittorica e che alteravano la buona leggibilità del dipinto. Abbiamo riscontrato una successione di ben 3 strati di vernici sovrammesse che sono state gradualmente assottigliate. In questo modo, la leggibilità del dipinto sta tornando alla sua miglior presentazione, ma con l'avvertenza di aver lasciato una leggerissima patina. Questo perché l'opera deve riportare anche la storia delle sue vicende». Dalla pulitura selettiva si stanno recuperando dettagli che prima non apparivano e che gli esperti definiscono con un solo aggettivo: splendidi. «Nella piuma della freccia - prosegue Borghese - si vedono delle screziature d'oro che identificano proprio l'ombreggiatura della piuma stessa e si nota un colpo di luce dorata anche sulla montagna rappresentata a destra, sullo sfondo. Non solo: anche il damasco della veste blu del santo ha una decorazione elegantissima con un motivo a candelabra preziosa in primo piano, che ricorda gli ornati di ispirazione all'antica, così amati in quel periodo. Persino la camicia bianca è caratterizzata da un ricamo a croce dorato che è spettacolare, fatto con una doratura a conchiglia molto bella». Non è però tutto uguale l'oro che luccica. «Sulla veste blu il pittore ha usato un "oro di metà", metà oro e argento che riflette una luce diversa e più fredda, mentre su quella bianca ha usato un oro zecchino». Ci si è accorti invece durante i lavori che l'aureola sul capo del santo non è originale: probabilmente fu aggiunta ai primi dell'Ottocento, per dare una più evidente connotazione sacra a questo santo che pare quasi un ritratto. Si è deciso però - proprio per rispettare la storia dell'opera nei suoi vari passaggi storici - di non rimuovere questa aureola aggiunta. «Intervenendo con la pulitura si riesce a ridare una calibratura di questo elemento non stridente con il resto del dipinto». Potremmo definirlo un «alleggerimento». Che cosa aspettarsi nei prossimi mesi? Altre «inaspettate meraviglie»? La restauratrice tiene molto a rimarcare come il lavoro proseguirà con la «giusta calma» che dovrebbe portare l'opera a una sorta di «vernissage di riscoperta», nel prossimo aprile. «Lo presenteremo a Brera e lo accosteremo allo Sposalizio della Vergine che abbiamo restaurato qualche anno fa. Uno accanto all'altro questi due capolavori, esprimeranno al meglio l'affinità della tecnica esecutiva. Non solo, ma attesteranno la straordinarietà dell'artista che, seppur giovane (nato nel 1483, Raffaello aveva all'epoca del San Sebastiano circa 18 anni), era già un pittore raffinatissimo che già aveva raggiunto prestissimo un livello tecnico assolutamente superlativo». Il restauro sarà completato anche dalla pulitura e sistemazione della antica cornice dorata (affidata alla restauratrice Patrizia Fumagalli di Milano) che era stata rimossa al momento dell'allestimento del 1955, e recuperata negli ultimi anni. Una bellissima cornice all'antica, fatta realizzare da Guglielmo Lochis, verosimilmente negli anni quaranta dell'Ottocento, quando aveva appena acquistato l'opera.
MILANO-Il cielo di Raffaello è diventato azzurro
Il dipinto "San Sebastiano" di Raffaello è stato trasferito alla Soprintendenza di Brera per un restauro che sta ridando al dipinto tutto il suo magnifico equilibrio cromatico. Il restauro, che è stato previsto per circa 8 mesi, riguarda esclusivamente la superficie pittorica e non la tavola in legno. La restauratrice Paola Borghese sta lavorando con attenzione e precisione chirurgica per assottigliare i materiali di restauro che si trovavano sulla superficie pittorica e alteravano la buona leggibilità del dipinto. Il dipinto presentava una serie di interventi pregressi, tra cui uno solo documentato, risalente al 1932.
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