UNO stanziamento straordinario per aiutare il Piccolo e gli altri teatri stabili costretti dai vincoli della spending review. È la soluzione a cui lavora il ministero della Cultura per salvare alcuni dei più importanti teatri italiani, a cui un decreto del governo Monti ha imposto lo stesso regime di spesa degli enti pubblici. I fondi, reperiti fra i circa 20 milioni di euro in più che il ministero della Cultura conta di ottenere in Consiglio dei ministri per il fondo unico dello spettacolo, saranno versati entro metà 2014. E il ministro Bray si dice «molto preoccupato» per il destino della casa museo di Alda Merini e dello Spazio Forma. UNO stanziamento straordinario per aiutare il Piccolo e gli altri teatri costretti dagli strettissimi vincoli della spending review. È la soluzione a cui lavora il ministero della Cultura per salvare alcuni dei più importanti enti teatrali italiani, a cui un decreto del governo Monti ha imposto lo stesso regime di spesa degli enti pubblici. «In attesa di una soluzione definitiva, che per ragioni tecniche deve passare per una modifica di norme europee, stiamo cercando di dare a questi teatri qualche finanziamento in più», ha detto il ministro Massimo Bray di fronte a una platea di operatori del teatro alla sede della Fondazione Cariplo. I fondi, che saranno inseriti in Finanziaria, saranno trovati dai circa 20 milioni di euro in più che il ministero della Cultura conta di ottenere in Consiglio dei ministri per il fondo unico dello spettacolo. Una boccata di ossigeno per il Piccolo, che «nell'impossibilità di spendere, rischia di dovere massacrare la qualità dell'offerta e presto di chiudere», come ripete da mesi il direttore Sergio Escobar, appoggiato nella sua battaglia dal sindaco Giuliano Pisapia e dal governatore lombardo Roberto Maroni. Salvatore Nastasi, direttore del settore Spettacolo del ministero, spiega: «Non si tratterà di uno stanziamento ad hoc per il Piccolo, ma di un fondo destinato a sostenere tutti i grandi teatri stabili nazionali che si impegnano a svolgere un ruolo sociale da un punto di vista della formazione, della divulgazione e della promozione teatrale». Lo stanziamento, il cui ammontare potrebbe essere comunicato nelle prossime settimane, scatterà entro la prima metà del 2014. Nel frattempo Bray, che parla di «assurda equiparazione legislativa fra istituzioni culturali e uffici anagrafe», annuncia che si spenderà «in tutte le sedi» (a Roma e a Bruxelles) per liberare i teatri stabili dai lacciuoli della spending review. Gli altri teatri che versano nella medesima condizione del Piccolo, e che potrebbero accedere al finanziamento straordinario, sono lo Stabile di Genova, l'Argentina di Roma, lo Stabile di Torino e il Biondo di Palermo. Ma per sapere quali enti davvero avranno diritto ai fondi extra bisogna attendere di conoscere i criteri stabiliti dal testo del provvedimento del ministero. Nell'incontro pubblico conclusivo della sua due giorni milanese, seguito da un colloquio con il governatore Maroni, Bray ha ricordato l'intenzione di sostenere la Scala «a cui il governo corrisponde 31 milioni di euro l'anno, ora portati a 33». All'assessore comunale alla Cultura Filippo Del Corno, che chiede «l'apertura di un tavolo per affrontare il tema di Expo e cultura », il ministro ha risposto in modo prudente, limitandosi ad assicurare «appoggio alle iniziative inserite nel programma dell'esposizione universale». Bray ha anche ribadito la volontà di opporsi alla chiusura della casa museo di Alda Merini in via Magolfa 32 a causa dello scarso numero di visitatori (in media quattro alla settimana) e si è detto «molto preoccupato per lo Spazio Forma, tempio della fotografia a livello milanese, nazionale ed europeo». Il centro espositivo di piazza Tito Lucrezio Caro dovrebbe infatti chiudere a gennaio, non potendosi permettere di pagare l'affitto. Bray ha annunciato che incontrerà il presidente della fondazione, Roberto Koch.