Con l'uscita di scena di Guido Angelo Terruzzi ufficializzata ieri sarà la stessa casa da gioco ad acquistare direttamente Palazzo Grassi, in contrasto con quanto il sindaco Paolo Costa aveva pattuito con la sua maggioranza. Lo farà, però, quasi certamente con i 30 milioni di euro garantiti dall'industriale francese Francois Pinault, interessato non ad acquistare il palazzo di San Samuele, ma ad avere in affitto per sessant'anni il teatrino di Palazzo Grassi, che restaurerà per esporvi parte della sua collezione e farne una show-room di moda in Canai Grande. Uno spazio dedicato alle sue griffes, da Gucci a Yves Saint-Laurent. Intanto la famiglia Terruzzi ha affidato il suo addio a una nota in cui sottolinea le scorrettezze compiute, a suo avviso, dal Casinò nella trattativa e in cui scrive: «E' con grande amarezza che dobbiamo constatare che la firma di un accordo quadro - che noi ritenevamo vincolante dal punto di vista legale, non meno che morale -e la ferma convinzione di assolvere in toto quanto pattuito con il nostro interlocutore - assolutamente convinti di voler contribuire alla ricchezza patrimoniale e artistica della città di Venezia con una collezione che, per dipinti, mobili, arazzi, statue ed oggetti teme pochi confronti in Europa - non sono stati elementi abbastanza forti da consentire il buon esito della trattativa con la Casinò di Venezia spa per l'acquisizione di Palazzo Grassi». I Terruzzi ricordano anche come «la smentita di voci di trattative parallele, di giorno in giorno più consistenti sulla stampa», sia stata limitata a poche righe, «senza che ci si premurasse di comunicarla personalmente» e ricorda come, dopo essersi lasciati, il 16 marzo «in perfetta armonia», il Casinò «rilevando improvvise divergenze, ha comunicato, il 24 marzo, di ritenersi libera dagli impegni assunti». Terruzzi sottolinea l'impegno a restaurare a proprie spese il teatrino di Palazzo Grassi, spendendo tra i 10 e 15 milioni di euro e legando tutti i suoi beni mobili a Venezia, e che «occupando un unico piano con la collezione permanente non si sarebbe privata la città di uno spazio espositivo di prestigio». Confermano, comunque la «risoluzione consensuale dell'accordo quadro», rinunciando alla possibilità di fare causa con successo «per il rispetto che portiamo alla città di Venezia», pur affermando che continueranno a seguire «l'evoluzione dei negoziati». Nella replica, il Casinò afferma «l'impossibilità di dare corso a un progetto così importante come quello disegnato con la famiglia Terruzzi e che non si è potuto realizzare per una posizione relativa alla copertura dei costi di gestione dell'immobile che non ha trovato soluzione nelle trattative in corso alla data del 16 marzo e che successivamente ha visto l'irrigidimento della famiglia Terruzzi». Secondo il Casinò quello della copertura dei costi di gestione dell'immobile è stato «un problema nuovo» posto dai Terruzzi, prima per una durata non inferiore a trent'anni e poi in eterno, con la doppia garanzia di Comune e Casinò, che, però, non hanno accettato, perché la casa da gioco «avrebbe dovuto sopportare oneri che andavano a scapito delle attività espositiva e che avrebbero determinato un impegno perenne che avrebbe, in termini finanziari, reso indifferente il contributo della famiglia Terruzzi». Secondo la casa da gioco «non vi è stata alcuna trattativa parallela», anche se «l'affacciarsi di diverse possibili soluzioni è auspicato». Nell'attesa, a comprare Palazzo Grassi dalla Fiat, sarà il Casinò, con un'anticipazione bancaria.