Tangenti per i restauri della Reggia di Venaria di Torino e cinque persone in manette, tra cui figure istituzionali di spicco e molte altre indagate a piede libero. La dispersione di quelle poche risorse destinate ai beni culturali è una piaga che fa male e ferisce chi desidera lavorare seriamente in questo settore. 9 ottobre 2013 venariaCi sono notizie che scoraggiano e sfiduciano. Questa è una di quelle: lunedì 7 ottobre, durante la consueta rassegna, leggiamo che cinque persone sono state arrestate per i reati di turbativa d'asta e truffa aggravata, nell'ambito dei lavori di restauro della Reggia di Venaria Reale a Torino. Tra di loro spicca in particolare il nome di Francesco Pernice, direttore del sito sabaudo per un ventennio ed ex sovrintendente, che era presente alla fastosa inaugurazione dei rinnovati spazi della Reggia nel 2011. Insieme a lui, altre figure istituzionali sono finite in manette: quella di Ezio Enrietti, presidente della Regione Piemonte negli anni '80, e quella di Giulio Ricchiardi, funzionario della Regione. Le ditte coinvolte nella truffa sono la LES Srl e la Edil Atellana, il cui slogan sibillino è in particolare "costruire cooperando". A quanto pare, dagli atti risulterebbe che Pernice, nell'assegnazione degli appalti per i lavori alla Venaria, abbia favorito queste società in cambio di un contestuale restauro in casa propria, ovviamente gratuito, o per garantire un impiego al figlio. Il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali non si è pronunciato sulla questione, se non con una breve nota stampa in cui si legge: "Appena appresa la notizia dell'arresto di Francesco Pernice, funzionario ingegnere, attualmente in assegnazione temporanea presso il Consorzio di Valorizzazione Culturale "La Venaria Reale", il MiBACT ha avviato un'ispezione amministrativa e quando arriverà l'informazione ufficiale dall'Autorità Giudiziaria adotterà i provvedimenti cautelari e disciplinari previsti dalla normativa vigente". Ciò vuol dire che, se i fatti in questione risalgono al biennio 2011-2012 e il signore citato svolge ancora ruoli pubblici, i reati possono chiaramente esser stati reiterati nel tempo. E' giusto dunque che le indagini proseguano e vadano a fondo, tanto più che, proprio da incongruenze relative al restauro della Chiesa di Sant'Umberto nel palazzo torinese, è partito un primo filone di ricerche, che hanno condotto ad un secondo inerente, invece, appalti per la ristrutturazione di immobili storici richiesti però dalla Regione. Molte altre figure sono state indagate a piede libero nei palazzi di Regione e Provincia, ma il governatore Roberto Cota con nonchalance ha dichiarato: "Non è che mi faccia piacere ma mi pare una cosa circoscritta e non sono particolarmente preoccupato" e mettendo le mani avanti ha aggiunto: " La Regione c'entra in questa vicenda, tanto quanto gli altri soci, come il ministero dei Beni culturali". E su questa seconda affermazione non si può dargli torto. Il vaso di Pandora è stato dunque scoperchiato e vedremo ora quali altri loschi intrallazzi ne usciranno. Gli illeciti contestai sono gravi, ma pesano come macigni se si considera che le disponibilità finanziarie per i beni culturali sono sempre ristrette: sapere che vengano così disperse è davvero un tradimento nei confronti della società civile. Deprecabile poi l'abitudine delle amministrazioni pubbliche ad appaltare ai privati lavori che potrebbero essere eseguiti dal personale interno, troppo spesso proprio al fine di ricavarne tangenti. Non sorprende dunque se ancora si attende la pubblicazione del bando relativo al riconoscimento delle qualifiche professionali di restauratore e di collaboratore restauratore di beni culturali. Il motivo? "Molte Soprintendenze manifestato incertezze in merito all'individuazione dei soggetti effettivamente abilitati ad eseguire gli interventi di restauro".
Tangentopoli alla Venaria Reale di Torino
Il 7 ottobre 2013, cinque persone sono state arrestate per i reati di turbativa d'asta e truffa aggravata nel contesto dei lavori di restauro della Reggia di Venaria Reale a Torino. Tra le arrestate spicca Francesco Pernice, ex direttore del sito sabaudo e sovrintendente, e Ezio Enrietti, presidente della Regione Piemonte negli anni '80. Le ditte LES Srl e Edil Atellana sono state coinvolte nella truffa. Si è scoperto che Pernice abbia favorito queste società in cambio di un restauro in casa propria. Il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali ha avviato un'ispezione amministrativa e ha promesso provvedimenti cautelari e disciplinari.
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