Il budget per il 2013 ammonta a 825 mila euro Per vedere on line il dossier di candidatura di Bergamo 2019 bisognerà aspettare fino a fine novembre. Verrà infatti pubblicato ufficialmente - nonostante le indiscrezioni siano trapelate da tempo - solo dopo che lo staff della candidatura avrà presentato il lavoro al ministero dei Beni culturali. La conferma è stata data ieri in Comune, durante la commissione convocata ad hoc. «Scegliere di non svelarlo ancora è una strategia: le città concorrenti sono agguerrite», dice Federica Olivares, che guida il team di progettazione. Ai consiglieri è stato invece spiegato come sono stati spesi finora i fondi pubblici a disposizione del capitolo. Il budget, per il 2013, ammonta a 825 mila euro, di cui 675 mila arrivano da enti pubblici (Comune, Provincia e Camera di Commercio). Confindustria, Sacbo e la Fondazione Banca Popolare di Bergamo hanno donato in totale 150 mila euro e altri enti, come la Diocesi e l'Università, hanno messo a disposizione progetti. La maggior parte del fondo del 2013, pari a 334.050 euro, è stata destinata al team di progetto. Le squadre di lavoro sono state tre. Il primo è quello internazionale che fa capo a Barry e Gail Lord, i consulenti canadesi a cui sono andati 120 mila euro. Il secondo è lo staff di Federica Olivares, cui vanno 105 mila euro. Poi c'è la squadra locale, guidata da Luigi Ceccarelli (25 mila euro) e Roberta Garibaldi (6 mila). Altre voci: relazioni esterne (32 mila euro), comunicazione e promozione (192.595 euro), le spese per gli eventi dell'ambasciata (156.100 euro). Al 30 settembre, sono stati spesi 487 mila euro. «L'elenco delle città che entreranno nella short list - dice Olivares - dovrebbe essere reso noto a fine anno. Il rischio per Bergamo è che la giuria faccia una scelta geopolitica, decidendo di premiare le città del Sud perché la candidatura è già stata assegnata, negli anni scorsi, a città del Nord. Un altro rischio è che Bergamo non venga premiata perché beneficia già dell'Expo, visto che è la città più vicina a Milano. Noi però ci auguriamo che si valuti il lavoro fatto».