Dopo l'annuncio del Comune che vuole andare alla Consulta contro il decreto Cultura. Il sottosegretario Borletti Buitoni: «Il nostro scopo è il decoro» Il Comune di Verona farà ricorso alla Corte Costituzionale (attraverso la Regione Veneto, che ne ha il potere) contro il decreto cultura che aumenta i poteri delle «odiate» soprintendenze? «Lo perderanno», dice sicura Ilaria Borletti Buitoni, sottosegretario al ministero dei Beni Culturali del governo Letta. Mettendo in dubbio che i parlamentari abbiano davvero capito quel che votavano, e gridando ad un ulteriore innalzamento degli orpelli burocratici cui ha dichiarato guerra sia da sindaco che nella sua nuova veste di aspirante leader nazionale del centrodestra, Flavio Tosi ha portato lo scontro con le soprintendenze ai massimi livelli, quello del muro contro muro alla Consulta. Negli ultimi tempi, Tosi ha più volte attaccato il soprintendente ai Beni archeologici del Veneto Vincenzo Tinè (in particolare dopo le sue rimostranze sulle dimensioni del palco di Ligabue in Arena e l'annuncio di un giro di vite sulle autorizzazioni dei concerti) e quello ai Beni architettonici di Verona Gianna Gaudini (per i limiti all'uso delle piazze cittadine), ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata proprio la nuova legge sulla cultura che, a parere di Tosi, «lede ulteriormente i poteri propri degli enti locali». Nel mirino del Comune, è finito l'articolo 4 bis del decreto, che dà alle soprintendenze la facoltà, una volta sentiti gli enti locali, di vietare «le attività ambulanti senza posteggio », ma pone vincoli anche ai plateatici di bar e ristoranti, laddove estende i divieti all' «uso delle aree pubbliche di pregio a seguito del rilascio di concessioni di posteggio e di occupazione di suolo pubblico ». Fin qui la versione del Comune. Ma il sottosegretario Borletti Buitoni dà tutt'altra spiegazione del provvedimento del governo. «La ratio di questa legge si riassume in una sola parola: decoro - ci spiega, da Roma - In nessun'altro posto al mondo si trovano piazze nei centri storici come in Italia, circondate da una specie di suk». Ciò detto, alcune precisazioni, anche per rispondere alle preoccupazioni avanzate dalle associazioni di categoria: «I venditori ambulanti che hanno un regolare permesso e autorizzazione non hanno nulla da temere, nessuno li contesta - continua il sottosegretario - ma è per contrastare chi è abusivo che abbiamo ritenuto di rafforzare i poteri dei ministeri». E per quanto riguarda i plateatici? «Tavolini e ombrelloni sono normati da regolamenti del Comune, questo non cambia - spiega borletti Buitoni - noi non facciamo altro che offrire uno strumento in più ai Comuni per applicare norme più restrittive». Secondo il sottosegretario, insomma, la nuova legge non crea gli scenari dipinti dall'amministrazione comunale, con una sorta di «super-soprintendenza » che rischia di bloccare la città con i suoi poteri di veto. «L'unica cosa che ci si deve aspettare è che nelle piazze spariranno gli abusivi e resteranno solo quelli che hanno le autorizzazioni - spiega - e comunque l'applicazione di queste norme dipenderà dai Comuni, sarà quindi il Comune ad applicarle. La soprintendenza non farà altro che stimolare la linea del massimo decoro possibile». Altra questione, poi, è quella dell'attacco politico alle soprindenze, dipinte da Tosi (ma non solo: anche Matteo Renzi ha usato parole simili) come simbolo della burocrazia italiana da estirpare. «Su questo voglio essere molto franca - afferma Borletti Buitoni - che il ministero abbia una burocrazia pesanteè vero, ma ce l'ha come tutti, richiede tempi di risposta lunghi. Ma le nostre soprintendenze non hanno ormai nemmeno i mezzi per sorvegliare il territorio, non hanno i soldi per pagare le utenze. Prima di lamentarsi di come funzionano, bisognerebbe pensare a rafforzarle: ci vogliono più soprintendeze in Italia, non meno, per tutelare un paesaggio che è il più massacrato d'Europa».