La questione è sempre la stessa: fare dei grandi e meravigliosi edifici di Ortigia alberghi di lusso, oppure tutelarli anche a rischio di lasciarli chiusi La questione è sempre la stessa: fare dei grandi e meravigliosi edifici di Ortigia alberghi di lusso, oppure tutelarli anche a rischio di lasciarli chiusi. La salvezza di Ortigia, dei suoi immensi tesori sconosciuti agli stessi siracusani, passa infatti dalla gestione. Ed è proprio il futuro di edifici e palazzi di proprietà del Comune, della Provincia e della Regione al centro di un nuovo dibattito che vede protagonista la nuova Amministrazione. Il dilemma è decennale: aprire le porte dei grandi immobili pubblici ai privati oppure lasciarli in mano a Comune e Regione? Una domanda che ha dato il via a un confronto serrato fra il vicesindaco e assessore a Ortigia, Francesco Italia, e la responsabile del comitato Unesco del Sudest, e già soprintendente e assessore alla Cultura, Mariella Muti. Un dibattito scaturito a seguito dell'apertura straordinaria di dodici ex conventi dell'isolotto durante la giornata dedicata al patrimonio nascosto promossa dal Fai (Fondo ambiente italiano), rinfocolato anche da uno dei responsabili provinciali che è Sergio Cilea. In breve: da una parte chi intende trasformare i albeghi deluxe o ristoranti con terrazza sul mare gli antichi edifici di Ortigia; dall'altra chi sostiene che si debba salvaguardarne il valore artistico e architettonico. Un dibattito, dunque, che ha riacceso i riflettori sulla questione nevralgica della gestione dei beni culturali aretusei: la lotta fra pubblico e privato. Il vicesindaco Francesco Italia, già deus ex machina dell'evento privato che ha consentito di riaprire il Teatro comunale per una sera, ottenendo 20mila euro di affitto e un ritorno d'immagine legato a una casa di moda internazionale, non ha dubbi. «I nostri tesori - dice Italia - debbono essere gestiti insieme con i privati. E' certo meglio trasformarli in alberghi di lusso che vederli crollare, come accade in Ortigia per colpa di una politica che non ha dato i frutti sperati. Tutt'altro». Il riferimento di Italia è concreto. E il vicesindaco ne parla davanti a un edificio in abbandono: l'ex convento di Santa Teresa. Un immobile che si affaccia sul lungomare di Ortigia e che ingloba due conventi e una chiesa: qui era la casa dei carmelitani scalzi o "teresiani", il monastero di Santa Croce o reclusorio delle ree pentite con edificio di culto annesso. Oggi l'edificio, di proprietà della Regione, cade a pezzi. Inoltre sono in pochi, anzi pochissimi, i siracusani che ne conoscono le vestigia. «Un palazzo maestoso - dice Sergio Cilea -, uno fra i più grandi di Ortigia. Un vero tesoro in abbandono e che rischia di crollare». Qualche anno addietro, la Soprintendenza diretta da Mariella Muti riuscì a intercettare un bando europeo che metteva a disposizione 20 milioni di euro da poter destinare, appunto, alla rinascita di questo enorme complesso che si trova in una posizione strategica. «I soldi erano pronti - dice Mariella Muti - ma purtroppo poi nulla è stato fatto per spenderli e il rischio è che l'Unione europea adesso li riprenda indietro». L'ex soprintendente scuote la testa e accenna al lavoro svolto per "salvare" questo grandioso edificio svelando che fu lei, con il suo staff, a dire «no» a una catena di alberghi che voleva acquistarlo per farne un hotel a cinque stelle. «Un vero errore - ribatte Francesco Italia - che si aggiunge a tutti quelli fatti negli anni scorsi. Errori di una politica che ancora oggi si perpetra e che immobilizza la rinascita e il recupero dell'isolotto in nome di una tutela ormai obsoleta. Meglio lasciare dunque che un immobile come questo, meraviglioso e a due passi da mare, muoia? Perchè così ormai sta accandendo a questo come ad altri immobili pubblici». Una posizione che stride con quella che è sempre stata della Soprintendenza e degli organi che si occupano di tutela. «I tesori architettonici - replica Mariella Muti - così come quelli artistici, sono patrimonio di tutti. E dunque debbono essere fruiti da tutti. E' certo logico che quello che è mancata è stata una politica a sostegno delle scelte di valorizzazione che sono state fatte, e che continuano a essere perseguite. Voglio dire che noi abbiamo "salvato" per esempio l'ex convento di Santa Teresa evitando che divenisse un albergo per far sì, invece, che potesse ospitare musei, convegni, strutture culturali aperte a tutti e non solo a pochi. La sua destinazione d'uso è quella di contenitore culturale, come l'ex carcere Borbonico, la caserma Caldieri, gli altri immobili grandiosi e di pregio dell'isolotto 15102013
SICILIA - Ortigia: alberghi di lusso o edifici chiusi?
La questione della gestione degli edifici di Ortigia, una zona storica di Siracusa, è ancora aperta. Alcuni sostengono che questi edifici dovrebbero essere trasformati in alberghi di lusso, mentre altri ritengono che debbano essere tutelati e salvaguardati per il loro valore artistico e architettonico. Il vicesindaco Francesco Italia sostiene che i tesori di Ortigia debbano essere gestiti insieme con i privati, mentre la responsabile del comitato Unesco Mariella Muti afferma che questi edifici sono patrimonio di tutti e dovrebbero essere fruiti da tutti.
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