Affondo di enti lirici e sindacati. Pisapia: salvaguardare Milano DOVEVA essere il giorno dell'unità, per difendere la Scala dagli stravolgimenti del decreto Valore cultura del governo. Le cose hanno preso un'altra piega: nel corso della giornata è scoppiata una polemica aspra contro la direzione del teatro e in particolare contro il sovrintendente uscente, Stéphane Lissner. Dal palco della Cgil, in un convegno per illustrare gli effetti del decreto sugli enti lirici, il sovrintendente del teatro Regio di Torino e presidente dell'associazione delle Fondazioni liriche ha attaccato i vertici del Piermarini: «Avrebbe fatto bene a parlare prima ha detto Walter Vergnano la Scala era l'unico teatro assente quando il ministro ha invitato i sovrintendenti a discutere il provvedimento». Sulla stessa linea la Cgil. Il segretario dei lavoratori della cultura, Giancarlo Albori, attacca: «Se fosse confermato che la Scala non ha partecipato agli incontri con il ministero, oggi le lamentazioni del teatro apparirebbero tardive e poco sincere. E sarebbe molto grave». Ieri la direzione del teatro non ha smentito: alle riunioni in cui si decideva il futuro degli enti lirici la Scala non era rappresentata. Nonostante le polemiche, cavalcate dall'opposizione in Consiglio comunale che chiede di «non invitare i ministri alla Prima», il sindaco Giuliano Pisapia è uscito dalla riunione del cda del teatro ottimista sul fatto che il ministero riveda (per quanto riguarda la Scala) le previsioni del decreto convertito in legge. La norma prevede che i cda dei teatri siano sostituiti da "comitati di indirizzo", con il sovrintendente scelto a Roma e appena sette membri. Oggi la Scala ne ha 10: la riduzione escluderebbe i soci privati (e i loro capitali). Preoccupa anche il divieto per il sindaco di presiedere il cda e la riduzione della quota da versare per sedere nel board dei teatri: si scende dall'8 al 5 per cento del contributo dello Stato. «Il ministro Bray verrà a Milano e ne discuteremo ha detto Pisapia, in qualità di presidente della Scala tutti hanno capito la peculiarità della Scala e del Piccolo, che non possono essere considerate in una situazione di crisi economica. Ci sono i presupposti per una soluzione adeguata. Le eccellenze di Milano vanno salvaguardate». Bray sarà a Milano tra giovedì e sabato per chiarire con quale strumento intenda escludere la Scala dal decreto Valore cultura. La scorsa settimana ha annunciato «l'emanazione dei regolamenti per valorizzare le peculiarità di ogni realtà a partire dalla Scala e dall'Accademia Santa Cecilia di Roma». Accademia che a differenza della Scala ha partecipato a gli incontri precedenti al decreto. Dalle verifiche del ministero sembra però che i regolamenti potrebbero non bastare, e che per "esonerare" Scala e Santa Cecilia servirebbe un decreto o un emendamento in parlamento alla Legge di stabilità. Quanto al bilancio della Scala, invece, il cda di ieri ha confermato ciò che si temeva: all'obiettivo del pareggio mancano 3,5 milioni di euro. L'obiettivo per Pisapia è a portata di mano: «Il pareggio di bilancio è vicino», ha detto il sindaco. Su come trovare i soldi che mancano, la Scala non si pronuncerà prima della visita di Bray. Intanto, turbolenze si registrano fra i ballerini: molti si oppongono all'arrivo previsto per ottobre del sovrintendente Alexander Pereira, poco gradito anche ad alcuni dirigenti del teatro. Temendo che Pereira riconfermerà il direttore del balletto Makhar Vaziev, con cui sono in rotta, i danzatori preparano scioperi nei prossimi giorni per le repliche del Lago dei cigni.
MILANO - Crisi Scala, è l'ora dei veleni "Assente dal fronte della cultura"
Il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ha espresso la sua preoccupazione per la Scala, che non ha partecipato agli incontri con il ministero per discutere il decreto Valore cultura. La direzione del teatro ha confermato di non aver partecipato alle riunioni in cui si decideva il futuro degli enti lirici. Pisapia ha chiesto al ministro Bray di rivedere le previsioni del decreto per la Scala. Il teatro ha anche espresso preoccupazioni per la riduzione della quota da versare per sedere nel board dei teatri e per il divieto per il sindaco di presiedere il cda. La Scala ha anche ricevuto una visita di sovrintendenti e dirigenti del ministero, che hanno discusso del futuro del teatro.
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