"SIAMO fra i più bei campi della Terra di Lavoro e il volto delle terre è quello stesso che conobbero Virgilio, Plinio e Varrone... Sono i campi del farro, dell'orzo, del miglio, delle vineae iugatae di Varrone, delle viti eccelse di Plinio maritalmente abbracciate agli alti pioppi, delle uve più feconde di mosto e del vino arbustivo". Il brano dalle "Passeggiate Campane" di Amedeo Maiuri testimonia che ancora negli anni '40 del '900 la Terra di Lavoro conservava la mitica aura agreste, archeologica, paesaggistica dell'antica Campania Felix. Questa dal dopoguerra è stata sfregiata e ridotta alla cosiddetta "Terra dei fuochi", nel silenzio complice della classe dirigente. Oggi, dopo le "rivelazioni" di qualche pentito dilaga il panico. La Procura della Repubblica annuncia: «Serviranno 80 anni per bonificare i territori dell'area nord di Napoli». Ma per alcuni studiosi seri questa previsione è azzardata. L'area inquinata sarebbe tra il 5 e il 10 per cento dei 150 mila ettari produttivi (cioè "un migliaio di ettari") mentre l'allarme danneggia 30 mila aziende agricole sane. In pratica lo scoop mediatico invoca fondi straordinari per bonifiche che finora sono state dominate dalla stessa camorra (vedi processi in corso). Ma riassumiamo in nuce la vicenda. Nel 1953, mentre "le mani sulla città" iniziano a ricoprire Napoli di spazzatura edilizia, si sceglie come discarica di rifiuti il cratere Senga a Pianura ricco di boschi e resti archeologici. Nell'indifferenza generale protestano gli studenti di architettura. Per 43 anni il vulcano è riempito per oltre 70 metri non solo di rifiuti urbani di Napoli e provincia, ma di migliaia di tonnellate di quelli tossici delle industrie del Nord con l'autorizzazione della provincia di Napoli, il controllo dei clan e le mazzette per amministratori arrestati. Nicola de Ruggiero assessore all'ambiente del Piemonte, ha confermato: «A Pianura sono arrivate almeno 800 mila tonnellate di rifiuti di Cengio (Acna), azienda per noi emblematica del disastro ambientale causato dal Piemonte» ("Repubblica" del 22 gennaio 2008). La discarica chiusa il 12 gennaio 1996 dal Commissariato con l'impegno di bonificarla, oggi è abbandonata al degrado e all'abusivismo edilizio. Nel 1962 la legge speciale per Napoli prevede un inceneritore di prima generazione. Ma i clan e la partitocrazia consociativa si oppongono per 30 anni. Nel 1992 una nuova legge da via libera alla lobby degli inceneritori del Nord per quello di Acerra, mentre i due contendenti si alleano contro la raccolta differenziata. Nel 2008 Walter Ganapini assessore all'ambiente dichiarò: «La raccolta differenziata è stata sabotata per anni». L'accordo tra inceneritori nordisti e clan sudisti accelera il disastro producendo: un numero imprecisato di discariche abusive, una raccolta differenziata minima e 8 milioni di "ecoballe" stoccate a sud-ovest di Casale di Principe, roccaforte di Gomorra, su un area di oltre 110 ettari, quanto la Napoli greco-romana, e una volumetria maggiore della Piramide di Cheope. Intanto negli anni '70 emerge un altro inquinamento micidiale: quello del golfo di Napoli che impone il varo della legge 84371. Col colera del 1973 il problema diviene emergenza nazionale. Nel 1975 la Casmez approva il Progetto di disinquinamento del golfo di Napoli, controllato dalle imprese del Nord. Ma, dopo 40 anni e un costo crescente da 35 miliardi di lire a 1.325 nel 1975, e a 2.250 nel 1983, il problema è lungi dall'essere risolto. Stessa sorte per il disinquinamento di Volturno, Sarno e Regi Lagni. Nel 1994 il Progetto per Napoli metropoli europea denuncia il collasso ambientale specchio dell'illegalità di massa: «Napoli e la piana dell'antica Campania Felix sono abitate da una popolazione di circa 4 milioni, pari a quella della Norvegia o della Finlandia, ma concentrata su un territorio circa 90 volte più piccolo: senza un'armatura industriale adeguata, senza un sufficiente inquadramento terziario, senza un sistema integrato di trasporti pubblici di massa, diviso in clan politici e camorristici spesso strettamente collusi. Insomma, un territorio depresso, in cui la disgregazione del tessuto socioeconomico e politico-istituzionale è conseguenza e, allo stesso tempo, causa delle disfunzioni che lo soffocano». Insomma, il disastro dei rifiuti, che ha ingoiato 4 miliardi di euro, il disinquinamento irrisolto del golfo di Napoli e dei fiumi campani, ai costi faraonici suddetti, e le false bonifiche recenti, sollevano interrogativi senza risposte. Fino a quando durerà la "Grande industria dell'emergenza" che tende a cronicizzare le patologie invece di curarle? Fino a quando gli abitanti della piana campana non capiranno che chi ha consentito la distruzione della Natura, distrugge il loro futuro? Sarà possibile disinquinare la "Terra di Lavoro" senza disinquinare le coscienze e senza un masterplan capace di riequilibrare l'armatura urbana delle province di Napoli e Caserta da riunificare nella nuova città metropolitana e nella prospettiva lungimirante già aperta da Carlo di Borbone? E, per favore, non si continui a definire utopia, ciò che nei paesi civili è ordinaria amministrazione.
LA DISTRUZIONE DOPO MAIURI LA CAMPANIA DELL'EMERGENZA
Il testo descrive la situazione della Terra di Lavoro, una regione in Campania, Italia, che è stata devastata dagli inquinamenti ambientali e dalla corruzione politica. La discarica di rifiuti di Pianura, vicino a Napoli, è stata abbandonata e non bonificata dopo 43 anni. La legge speciale per Napoli prevedeva un inceneritore di prima generazione, ma i clan e la partitocrazia si opposero per 30 anni. La raccolta differenziata è stata sabotata e l'inquinamento del golfo di Napoli e dei fiumi campani è ancora irrisolto. La regione è stata colpita dal colera del 1973 e il problema dell'inquinamento è ancora oggi un problema di emergenza nazionale.
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