La polemica Dopo le accuse per la mancata cessione del Circolo del tennis: "Questione che comunque non ci è mai stata sottoposta" «LA soprintendenza, secondo il sindaco, avrebbe detto no alla vendita del Circolo del tennis delle Cascine all'attuale società di gestione? Non so a cosa si riferisca, nessuno ci ha sottoposto la questione, e comunque non si tratterebbe di esprimere un parere su un singolo caso, quel che pensiamo del parco delle Cascine è noto: non si può privatizzare». La soprintendente ai beni artistici e storici Alessandra Marino risponde con decisione al duro attacco del sindaco Matteo Renzi che due giorni fa ha accusato il suo ufficio di aver dato parere negativo alla vendita del Circolo del tennis, impedendo così, secondo il primo cittadino, di «far arrivare nelle casse del Comune soldi preziosi », mentre in caso di vendita i soci privati avrebbero potuto «prendersi cura dell'impianto in modo ancora più puntuale». Renzi ha anche contestato il no della soprintendenza a torri più alte di 45 metri all'ex manifattura Tabacchi («spieghino perché dire no a quello e sì al Palagiustizia di 74 metri»), aggiungendo anche uno sferzante giudizio generale: «Le soprintendenze sono un potere monocratico che non risponde a nessuno e che passa sopra a chi è eletto dai cittadini». Ma Marino non ci sta. «Il sindaco ribatte deve aver considerato come riferito solo al Circolo del tennis quello che abbiamo sempre detto di tutto il parco delle Cascine, storicamente pubblico, vincolato dal Codice dei Beni culturali e che appartiene a tutti i cittadini attraverso il demanio dello Stato, la Provincia e il Comune. Vale a dire, che va mantenuto come bene comune in tutte le sue parti». E questo perché «la soprintendenza agisce, in nome dell'interesse pubblico, con una strategia di lungo periodo, indipendente da quella delle amministrazioni comunali ». La vendita di «pezzi delle Cascine », insomma, il sindaco si metta il cuore in pace, «non è possibile », e se «il Comune vuole valorizzare il parco agisca piuttosto sulle concessioni, magari di lungo termine, per incoraggiare i privati interessati a investirci». Quanto alla Manifattura tabacchi, Marino ricorda che «l'accordo sulle torri di 45 metri era stato trovato, in sede di Valutazione ambientale strategica, anche con la direzione urbanistica del Comune». Il sindaco se l'è presa anche con l'Opera del Duomo (a cui peraltro si deve, già mesi fa, l'apertura delle ostilità contro il Comune, con il duro attacco a Palazzo Vecchio per il degrado di piazza Duomo), a proposito dei dehors: «E' inutile che dicano no ai tavolini accanto al Battistero ha detto non accetto che l'Opera mi faccia le pulci e affitti i locali a un ristorante. Affittino piuttosto a un artigiano e il problema non si pone». Gli replica il presidente dell'Opera, Franco Lucchesi: «Noi affittiamo i nostri locali a soggetti, fisici o giuridici, che, per legge, possono tranquillamente cambiare la loro attività senza che la proprietà possa dire niente. L'Opera nei suoi contratti ha posto il divieto di installare dehors», ma «è poi il Comune a decidere se accogliere o meno le richieste, e fino ad oggi», sottolinea Lucchesi, «le ha accolte. Né da questo ampliamento di superficie commerciale l'Opera trae alcun utile supplementare». Questo a botta calda. Pronti, comunque, conclude il presidente, "a confrontarci su tutti i problemi di Piazza Duomo".