DA QUANDO gli archeologi dell'Università di Torino e della Soprintendenza ai Beni archeologici dell'Etruria Meridionale, quattro settimane fa, hanno rimosso la grande pietra che la sigillava da 2.600 anni, la Tomba dell'Aryballos sospeso di Tarquinia non ha smesso di riservare sorprese. A svelarne i "misteri", presentando i risultati delle indagini di queste settimane, saranno oggi gli autori della straordinaria scoperta. IL TEAM di archeologi e ricercatori sarà premiato oggi dal presidente del consiglio regionale, Daniele Leodori. E illustrerà i risultati delle indagini su quel sepolcro del VII secolo a.C. rinvenuto intatto, sui resti dei due corpi sepolti (uno inumato, l'altro incinerato) e sugli oggetti dei corredi, fra cui l'aryballos (l'unguentario) che ha dato il nome alla tomba. Oggetti maschili, come la punta di una lancia, e femminili, come un cofanetto in lamina di bronzo, che hanno fatto pensare a una coppia di rango, vista la posizione del sepolcro, adiacente al Tumulo della Regina. «Presenteremo elementi inediti che sconfesseranno in parte le precedenti ricostruzioni e sveleranno la relazione fra i due» spiega Alessandro Mandolesi dell'Università di Torino. A presentare con lui le scoperte, frutto anche delle analisi antropologiche sullo scheletro, la soprintendente per i Beni archeologici dell'Etruria meridionale, Alfonsina Russo, e le responsabili dello scavo e dell'area di Tarquinia, Maria Rosa Lucidi e Maria Gabriella Scapaticci.