Restituiti al Vicariato sessanta pezzi trafugati da chiese e basiliche romane L'eredità contesa lasciata da un avvocato ha svelato un tesoro d'arte rubata. È stato un bottino da un milione di euro provento di furti a chiese e conventi di Roma e dell'hinterland. Sessanta pezzi tra sculture, quadri e arredi sacri di cui il professionista scomparso era un accanito collezionista, ma provento di ventisei razzie commesse tra il 2001 e il 2007. Dieci le persone denunciate per ricettazione, tra cui un antiquario della Capitale che ha cercato di piazzare i "trofei" artistici sul mercato nero e altri soggetti sparsi anche in Campania e Basilicata. È stato questo il passo falso commesso dal parente frettoloso di realizzare contanti e mettere nel sacco gli altri beneficiari del testamento. Ma i carabinieri del Reparto operativo della Tutela del patrimonio culturale sono arrivati prima dei legittimi pretendenti, prima che il patrimonio prendesse il volo per altre gallerie e amanti dell'arte a tutti i costi. Ieri è avvenuta la cerimonia ufficiale della riconsegna alla Chiesa di Roma. In prima fila il cardinale Agostino Vallini, vicario di Papa Francesco, assieme al comandante del Tpc, il generale Mariano Mossa, al ministro per i Beni culturali Massimo Bray e alla direttrice regionale per i Beni culturali, l'architetto Federica Galloni. Le indagini del maggiore Antonio Coppola sono cominciate due anni fa. I militari cercano di tenere sotto controllo le oscillazioni del mercato dell'arte. E quando si accorgono di nuovi pezzi in circolazione alzano le antenne e partono le prime verifiche per capire da dove provengano le nuove offerte. Copione investigativo che è stato rispettato anche questa volta. I carabinieri hanno incrociato due dati: i pezzi messi in circolazione con l'immagine di quelli rubati. Operazione avvenuta consultando gli archivi di Comando Tpc, Soprintendenza per i Beni storici e artistici di Roma e Lazio e Uffici diocesani dei Beni culturali facenti capo alla Conferenza episcopale italiana. I militari hanno seguito le "briciole" e sono arrivati al grande affare che l'erede che voleva stringere in fretta sfilando il patrimonio agli altri pretendenti. Tra i pezzi, c'è un calice d'argento del XIX secolo, con applicazioni di putti, scene della Passione e di tre statue raffiguranti le Virtù teologali rubato dalla Chiesa dei SS. Biagio e Carlo ai Catinari di Roma. Ancora, un calice in argento dorato cesellato e traforato, con applicazioni di pietre colorate e micro mosaici contenenti simboli cristologici trafugato dalla Basilica di San Lorenzo in Lucina nella Capitale. Ma anche un reliquiario della santa Croce, in lamina d'argento, decorata con putti e pietre colorate (comprensivo di reliquia), sottratto dalla Chiesa di S. Paolo Apostolo di Genazzano. «Queste opere - commenta il cardinale Vallini - fanno parte di un'esperienza religiosa. È triste vedere come invece siano state ridotte a pura merce». La direttrice Galloni aggiunge una riflessione in più: «Rubare l'arte vuol dire privarci della nostra identità. Questo è uno stillicidio». Il ministro Bray annuncia passi importanti: «Saranno inasprite le pene contro questo tipo di reati. Noi abbiamo un tesoro non catalogato, in balia della criminalità organizzata. È una ferita alla nazione». Fabio Di Chio
L'avvocato lascia un tesoro d'arte rubata
I carabinieri hanno restituito sessanta pezzi di arte rubata a chiese e basiliche romane. Il bottino, valutato a un milione di euro, era stato trafugato tra il 2001 e il 2007. Dieci persone sono state denunciate per ricettazione, tra cui un antiquario romano. La riconsegna è avvenuta grazie alle indagini del maggiore Antonio Coppola, che ha seguito le "briciole" e ha incrociato i pezzi rubati con quelli messi in circolazione. Tra i pezzi restituiti, ci sono sculture, quadri e arredi sacri. La cerimonia ufficiale è stata presieduta dal cardinale Agostino Vallini e da altri dignitari.
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