Ci sono mostre che impongono allo sguardo e al corpo concentrazione e fatica, dense e complesse come sale di un grande museo. Quella che l'Auditorium dedica a Gino Severini( 1883-1966) e tiene in scena fino al 5 giugno (tutti i giorni dalle 12 alle 21, 1 euro l'ingresso) può essere invece gustata con la leggerezza, la complice, pervasiva curiosità con cui si affronta una passeggiata attorno all'albergo di una città dove torniamo dopo tanto tempo. L'occasione è la riscoperta di un capolavoro del maestro futurista di cui si erano perse le tracce: Luce velocità rumore . Dipinto nel 1913, esposto a Firenze nel 1914 in una mostra che fece scandalo , portato nel 1915 in America a S.Francisco in un tour del movimento futurista entrato anch'esso nella leggenda, era stato acquistato da un imprenditore argentino, che ne era rimasto affascinato. Un secolo dopo gli eredi si sono rivolti a Daniela Fonti, la più titolata esperta di Severini, che ne ha catalogato tutte le opere, per valutarne il valore. Da qui l'idea di esporlo in Italia e di costruirci su una piccola, inedita rivisitazione del pittore toscano. E' una tela in cui Severini condensa le sue esperienze di artista trapiantato nella Parigi inizio secolo e da tre anni convertito al futurismo: il fascino di una metropoli che è specchio ideale dell'universo in fibrillazione profetizzato da Marinetti e Boccioni; i suoi contatti con le avanguardie, il cubismo di Picasso, i colori trasgressivi di Matisse e Delaunay, il puntinismo di Seurat. La scena è attraversata in lunghezza da una scritta che indica come una vena in cui scorre il sangue della modernità, il tragitto della metropolitana e tagliata in diagonale da un intreccio di fasci di colori brillanti stesi a piccole macchie alla maniera dei divisionisti, che evocano i palazzi, i boulevard, il movimento frenetico delle strade. Visioni ed emozioni in simultanea: la teoria del dinamismo che si fa quadro, sembra annunciare, come annota lo stesso Severini, una corsa liberatoria verso l'astrazione. Attorno a quest'opera chiave la curatrice ha raccolto altri lavori che ci raccontano il prima e il dopo. Il punto di partenza è sintetizzato da uno splendido notturno romano a carboncino e pastello, datato 1903. Il viaggio verso il futurismo da un quadro del 1911: un revival simultaneo di paesaggi, Parigi, le Alpi, la Toscana, treni, carrozze, monumenti, figure, ancora legato al gusto della rappresentazione. L'approdo alla sintesi da una serie di studi preparatori e altri disegni. Il più intrigante è un foglio che Severini dedica a un ballo allora di moda, la danza dell'Orso. Quasi una citazione autobiografica: per mantenersi a Parigi il pittore bazzicava le balere come ballerino a gettone.
ALL'AUDITORIUM Il Severini "ritrovato", un viaggio nel futurismo
L'Auditorium di Milano ospita una mostra su Gino Severini, un artista futurista toscano, fino al 5 giugno. La mostra riscopre il capolavoro "Luce, velocità, rumore" (1913), dipinto durante il suo soggiorno a Parigi. La tela condensa le esperienze di Severini come artista trapiantato e convertito al futurismo. La scena è caratterizzata da colori trasgressivi e una teoria del dinamismo che si fa quadro. La mostra include altri lavori di Severini, come uno splendido notturno romano e studi preparatori per "Luce, velocità, rumore". La curatrice ha raccolto opere che raccontano il prima e il dopo il passaggio di Severini al futurismo.
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