Presentata una mozione sulla lotta alla «vespa cinese», piaga delle colture. Campagnari chiede che Giunta e Consiglio s'impegnino a tutelare i frutti della montagna nonché un paesaggio unico Una mozione presentata in quarta commissione (Ecologia, ambiente; politiche montane e agricoltura) dal consigliere provinciale di Sel-Fds, Giuseppe Campagnari, solleva la questione della vespa cinese del castagno (Dryocosmus kuriphilus Yasumatsu), che dal 2009 interessa i castanicoltori della Lessinia e dallo scorso anno anche quelli del Baldo, con pesanti ricadute sulla produzione di marroni, crollata negli ultimi anni sia per le infauste condizioni climatiche durante la maturazione dei frutti sia per l'azione devastante dell'insetto sulle giovani gemme. La mozione chiede l'intensificazione della lotta biologica, l'unica finora dimostratasi efficace, seppure su tempi mediamente lunghi. In Piemonte, dove il parassita del castagno è comparso nel 2002 a seguito dell'importazione accidentale di piante infette dall'Estremo oriente in un vivaio del Cuneese, solo negli ultimi due anni si stanno raccogliendo i risultati della lotta biologica durata circa otto anni con l'introduzione di un insetto antagonista proveniente dal Giappone, il «Torymus sinensis». «La diffusione del cinipide del castagno sta mettendo a rischio vaste estensioni di castagneti, compromettendo la preziosa funzione produttiva, oltre che paesaggistica ed ambientale, di una delle colture più tipiche della montagna veronese, sia sul Baldo che in Lessinia», sottolinea Campagnari nella mozione , «e va tenuto conto che è già stato da tempo individuato l'antagonista naturale di questo parassita e messi a punto programmi di lotta biologica attraverso l'introduzione nei castagneti dell'insetto Torymus sinensis in molte località del territorio nazionale e del Veneto». «Tale metodologia, per affermarsi compiutamente e dare risultati, impiegherà un certo numero di anni, analogamente al ciclo naturale di diffusione del cinipide, ma è appurato che, al momento, questa è l'unica arma a disposizione per ostacolare, o quantomeno contenere, la diffusione del parassita», aggiunge Campanari che per queste ragioni chiede che il Consiglio provinciale «impegni il presidente e la Giunta ad attivare tempestivamente ulteriori e più diffuse campagne di contrasto all'insetto killer del castagno, sia in Lessinia che nei Comuni del Baldo; a sostenere (anche economicamente) e favorire l'attività già intrapresa dai Consorzi dei produttori con l'effettuazione di ulteriori lanci dell'insetto antagonista, anche su diretta richiesta dei territori montani interessati; a monitorare i progressi in campo scientifico al fine di garantire un pronto utilizzo di nuove eventuali tecnologie innovative di contrasto al cinipide del castagno, a tutela del patrimonio boschivo e paesaggistico della provincia di Verona», conclude la mozione del consigliere di Sinistra ecologia e libertà e della Federazione della Sinistra. La mozione ha ricevuto il plauso anche dell'assessore Luigi Frigotto, che considera fondamentale favorire la lotta biologica e l'importanza del servizio fitosanitario. Alla discussione in commissione, ha partecipato anche Michele Zampini, dell'Unità periferica regionale per i servizi fitosanitari diretta da Giovanni Zanini, che ha illustrato la storia della presenza della vespa cinese in Italia e la biologia dell'insetto parassita del castagno, spiegando che ha una sola generazione all'anno ed è caratterizzata dalla presenza di sole femmine che si riproducono per partenogenesi. A giugno l'insetto adulto sfarfalla e depone fino a 25 uova nelle gemme dell'anno successivo. Dopo 40 giorni, le uova si schiudono e le larve restano a questo stadio per tutto l'autunno e l'inverno. In primavera, la pianta reagisce creando delle galle, ingrossamenti fino a 2 centimetri, dentro le quali la larva cresce e si nutre per circa 30 giorni diventando pupa, prima dello farfallamento e alla ripresa del ciclo. La galla, inglobando giovani foglie e infiorescenze, riduce la fruttificazione della pianta e la sua stessa vigoria se si tratta di virgulti. Si ha una perdita fino al 70 per cento di frutti e anche la morte della pianta per indebolimento, sul lungo periodo. Vittorio Zambaldo