Testaccio Sarà ultimato la prossima estate il restauro del complesso del II secolo d. C. Navate Ne aveva 50 e si estendevano per mezzo chilometro, 60 metri di altezza: per otto secoli venne usato anche come magazzino di stoccaggio Lo ricordano tutti a Testaccio quell'angolo di degrado tra via Rubattino, via Florio e via Vespucci, lamiere ondulate che nascondevano a malapena abbandono e sporcizia senza riuscire a celare la bellezza del Porticus Aemilia.Ora quella parte del Rione diventerà un giardino archeologico con percorsi e mostre multimediali, all'ombra del Porticus Aemilia, imponente struttura che in età repubblicana e imperiale era il grande centro di raccolta di tutte le merci che arrivavano dal mare, attraverso il vicino fiume Tevere. Dopo tre anni di scavi gli esperti della soprintendenza speciale ai Beni archeologici, in collaborazione con il I Municipio e il Reale istituto Neerlandese di Roma, hanno trovato i resti di quello che era un edificio di servizio attivo per molti secoli. Tra le strutture riemerse pochi metri sotto la strada, ambienti di una parte di un magazzino che vantava un sistema avanzato di controllo dell'umidità per lo stoccaggio del grano. «Si tratta di uno spazio che per decenni è stato abbandonato - spiega Renato Sebastiani, archeologo della Soprintendenza - nonostante ci fossero i resti più grandi del Porticus Aemilia, un grande edificio a 50 navate di mezzo chilometro per sessanta metri di altezza. Per questo abbiamo messo a punto un progetto di ricerca che consentirà la valorizzazione di questo spazio, che diventerà un giardino sotto il segno dell'archeologia ma che sarà anche uno spazio del paesaggio contemporaneo del rione». Proprio sotto le grandi navate del monumento recuperato si possono vedere i resti di una stanza che faceva parte della struttura in cui venivano conservati grano e cereali. Più in là, verso via Florio, a ridosso del muro di fondo dell'edificio, gli scavi hanno portato alle luce due ambienti con murature in opera mista, probabilmente realizzati verso la fine del II secolo dopo Cristo. E lì sotto, in un'anfora, è stato ritrovato lo scheletro di un neonato risalente al V secolo dopo Cristo. Pagina 09