È giusto finanziare Pompei con cene e feste di gala Il ministro Bray: presto norme standard per definire il rapporto con i privati Il caso più recente risale a pochi giorni fa, venerdì 27 settembre. Una gran cena organizzata per il decimo congresso del gruppo agenti Fondiaria-Sai proprio nell?arena dell?Anfiteatro di Pompei. Tende, tavolini, sedie, i supporti necessari per il catering. Il tutto per 15 mila euro versati nelle casse della Soprintendenza, Serata indimenticabile, sotto le stelle. Non solo per i partecipanti ma anche per la Soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro. Tutto è finito su YouReporter.it e, via Twitter, sul telefonino del ministro per i Beni e le attività culturali Massimo Bray. Antonio Irlando, responsabile di Osservatorio Patrimonio Culturale, gli ha scritto: «È il modo giusto per valorizzare gli scavi e fare incassare qualche migliaio di euro alla soprintendenza o piuttosto è il modo peggiore per svendere e ridicolizzare un bene pubblico tutelato dallo Stato e riconosciuto dall?Unesco patrimonio dell?umanità?»L?affitto dei beni culturali italiani per cene, manifestazioni, visite guidate riservate a grandi società, a semplici privati è ormai un?abitudine consolidata, in mezzo a mille polemiche, per molti famosi musei. Le tariffe sono note. Per affittare una sera il Loggiato di Brera (con apertura della Galleria d?arte) si va dai 3 ai 5 mila euro, più le spese per il personale (30-40 euro per ogni ora straordinaria di un custode). A Roma Palazzo Barberini (Galleria nazionale di arte antica) costa dai 6 ai 20 mila euro, dipende dallo spazio richiesto . La Reggia di Capodimonte naviga sui 20 mila euro. Un cocktail a palazzo Pitti non si organizza con meno di 7 mila euro. D?estate il Tempio di Segesta si può «noleggiare» con 5 mila euro. A Parma, una serata nella meravigliosa Biblioteca Palatina assicura alle casse circa 7 mila euro. A tutto questo il privato deve aggiungere le spese per il catering. Per la cena, insomma.E si potrebbe continuare, ricordando il caso del Ponte Vecchio a Firenze affittato (e chiuso al pubblico) alla Ferrari alla fine del giugno scorso in cambio di 120.000 euro. In quel caso il ministro Bray non ebbe dubbi. «È stato un errore». Mentre oggi, commentando la cena di Pompei, indica una questione più generale: «Affinché siano individuate le giuste norme per tutelare il patrimonio, al ministero sta lavorando una commissione che, tra gli altri impegni, ha il compito di valutare le regole del rapporto tra bene pubblico e privati. Spero di riuscire a portare personalmente i risultati di questo lavoro all?attenzione del dibattito parlamentare». Bray vuole che sia il Parlamento a individuare norme chiare e precise. E nel frattempo ha affidato a una commissione speciale, presieduta dal professor Salvatore Settis, il compito di individuare regole e limiti sicuri evitando eccessi e personalismi.Dice il professor Bruno Zanardi, titolare della cattedra di Teoria e tecnica del restauro a Urbino, autore del recente e polemico saggio «Un patrimonio artistico senza», edito da Skira: «Raccogliamo i frutti di cinquant?anni di mancata politica della tutela, così si può fare tutto e il contrario di tutto. La soprintendenza di Pompei si è ritrovata stretta tra errori di fondo, in certi casi a scelte senza senso, e tagli al bilancio . Mi sembra essenziale che ci si sieda intorno a un tavolo per disegnare una politica del ?riuso? dell?antico in modi accettabili, soprattutto compatibili con la nobiltà del bene. Ma ricordiamoci che senza riuso, l?antico inevitabilmente muore». Aggiunge il professor Michele Trimarchi, economista dei Beni culturali: «Non vedo nulla di male nell?affittare un bene culturale se l?uso è attento, garantito da accurati controlli, e se non si rischia di far perdere l?identità al luogo. Tutto questo, è ovvio, aiuta molto le difficoltà di bilancio. Ma se anche non ci fossero, in queste occasioni i beni culturali possono essere avvicinati da un pubblico diverso e nuovo. In più arrivano fondi. E c?è chi si arrabbia... mi pare una follia».E cosa dicono i diretti interessati? Sandrina Bandera, Soprintendente di Brera, spiega: «Sono scelte alle quali sono costretti ormai tutti i grandi musei del mondo, cito per esempio il Louvre o la stessa National Gallery». Lei dice che con questi «eventi» arrivano fondi che, altrimenti, non ci sarebbero... «Siamo chiari. I soldi pubblici non ci sono. Punto. Noi poniamo limiti molto chiari con i privati. Niente matrimoni. Niente vendite più o meno mascherate. Serate comunque legate alla visita della Galleria. Si può mantenere un livello dignitoso, con un minimo di attenzione». E come usate quei soldi? «Per mille cose alle quali, altrimenti, dovremmo rinunciare. Nuove vetrine per le esposizioni. Sostituzione di computer rotti. Manutenzione degli infissi usurati. Cura degli impianti elettrici. Non un euro per nostre missioni all?estero, sia ben chiaro a scansi di equivoci. Ovvero finanziamo qualsiasi attività che sia legata alla tutela e alla valorizzazione. Questo è l?unico modo per avere quel denaro di cui abbiamo bisogno. Se qualcuno conosce metodi alternativi, sia così gentile da farmelo sapere». Ma non sono pochi 5 mila euro per una serata privata a Brera? «Guardi, la concorrenza di spazi e istituzioni è numerosa, nonché agguerrita. Alzando le tariffe rischio di perdere occasioni e lasciare quei soldi ad altri. Ne vale la pena?»
Beni culturali. Dalla serata sul Ponte Vecchio a quella a Segesta.
Il ministro per i Beni e le attività culturali Massimo Bray ha espresso la sua opinione sul caso della cena di gala organizzata a Pompei per il decimo congresso del gruppo agenti Fondiaria-Sai, che ha costato 15 mila euro alle casse della Soprintendenza. Bray ha affermato che l'affitto di beni culturali per cene e manifestazioni è un modo giusto per valorizzare gli scavi e fare incassare fondi, ma ha anche sottolineato l'importanza di individuare norme chiare e precise per tutelare il patrimonio. Il ministero sta lavorando una commissione per valutare le regole del rapporto tra bene pubblico e privati.
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