Il Tar dà ragione a Palazzo Marino: dovranno traslocare QUINDICI giorni al massimo per spostarsi in un'altra zona della città, non certo centrale come l'attuale, perché il Comune deve garantire una posizione equivalente come dimensione e visibilità, «ma non certo per la capacità di produrre gli stessi introiti». Il Tar lombardo mette così fine a una controversia che, a fasi alterne, dura dai tempi della giunta Formentini, negli anni Novanta: la collocazione dei chioschi di gadget, bandiere e souvenir (come le ormai evocative statuette del Duomo) in Galleria Vittorio Emanuele. Il nuovo regolamento del commercio ha stabilito che sotto i portici e le volte più famose di Milano quei negozi ambulanti non possono starci, per una questione di decoro e ordine. I proprietari dei chioschi posteggiati alle due estremità della Galleria, cioè verso piazza Scala e piazza Duomo, e davanti alla Rinascente hanno cercato di resistere, ricorrendo al Tar, con la tesi che le collocazioni alternative proposte dal Comune (corso Garibaldi, piazza Missori, piazzale Cadorna, via Canova, l'angolo di piazza Sempione, per fare alcuni esempi) non garantivano lo stesso volume d'affari. Ma l'interesse privato, è il senso della bocciatura dei giudici amministrativi, non può essere più importante dell'interesse pubblico: ecco perché, dopo anni di concessioni scadute e di resistenza, i chioschi dovranno andare via. «Questo per noi è il risultato di una lunga battaglia contro situazioni cristallizzate, contro chi pensava di poter avere privilegi ingiustificati, in cui però sapevamo di avere ragione », spiega l'assessore al Commercio Franco D'Alfonso. Che, ora, aspetta un altro cambiamento in piazza Duomo: dopo lunga resistenza, anche le ultime due edicole vecchio stile si adegueranno alle nuove indicazioni stabilite dalla Sovrintendenza.
MILANO - Galleria, ok allo sfratto dei chioschi di souvenir
Il Tar dà ragione al Comune di Milano, stabilendo che i chioschi di gadget e souvenir devono traslocare entro 15 giorni in una zona della città diversa dalla Galleria Vittorio Emanuele. La controversia, che durava da anni, riguardava la collocazione dei chioschi sotto i portici e le volte più famose della Galleria. I proprietari dei chioschi hanno cercato di resistere, ma i giudici amministrativi hanno stabilito che l'interesse privato non può essere più importante dell'interesse pubblico. Il Comune ha già stabilito che le ultime due edicole vecchio stile si adegueranno alle nuove indicazioni.
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